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Spagna, il "paradosso cattolico"

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Spagna, il "paradosso cattolico"

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La visita del papa in Spagna potrebbe apparire come un viaggio pastorale di routine. Ma, in un paese così paradossale, il pellegrinaggio del pontefice assume un significato ben più profondo. La Spagna, paese di tradizione cattolica, è diventata negli ultimi anni, sotto il governo Zapatero, uno degli Stati più progressisti e socialmente più audaci.

Il Vaticano ha lanciato appelli di recente contro la scristianizzazione dell’Europa, in Spagna ma anche in Italia e in Francia. E la Chiesa teme che il militantismo di Zapatero in favore della laicità possa estendersi fino all’America latina.

A 35 anni dalla fine del franchismo, che aveva reso il cattolicesimo religione di stato, gli spagnoli perdono sempre più la fede. Nel 2002 l’80 per cento si diceva cattolico. Otto anni dopo, la percentuale è scesa di sette punti. E la causa principale non sembrerebbe essere lo scandalo della pedofilia, perché la Spagna ne è stata meno colpita rispetto ad altri paesi.

Una Spagna che su molti versanti ha deciso di lasciarsi alle spalle i valori tradizionali della Chiesa cattolica. Nel 2005, il governo socialista ha approvato una legge che autorizzava il matrimonio fra persone dello stesso sesso. In cinque anni, sono stati celebrati 20 mila matrimoni gay.

Altra novità che ha scandalizzato e mobilitato cattolici e conservatori è stata, lo scorso febbraio, la depenalizzazione dell’aborto, che consente l’interruzione volontaria di gravidanza fino a 14 settimane, e fino a 22 in caso di “rischio per la salute” della madre o di “grave anomalia del feto”.

E il governo spagnolo potrebbe andare ancora più lontano. In seguito alla polemica sui crocifissi, è stato elaborato un progetto di legge per vietarli nei luoghi pubblici. Ma il testo non è stato ancora presentato in parlamento per timore di avvelenare le relazioni, già tese, con il Vaticano.