ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Rischio paralisi per il programma di Obama

Lettura in corso:

Rischio paralisi per il programma di Obama

Dimensioni di testo Aa Aa

Con la camera dei rappresentanti passata in mano ai repubblicani e con una maggioranza risicata dei democratici al Senato, i prossimi due anni si preannunciano complicati per il presidente degli Stati Uniti.

Il messaggio delle urne è chiaro: per poter puntare a un secondo mandato nel 2012, Obama dovrà mettere in cima alle priorità la ripresa economica.

Dice un elettore di New York: “Penso che intorno a queste elezioni ci sia stata una terribile retorica. Nessuno si è concentrato sui problemi, e abbiamo bisogno di concentrarci sui problemi. Abbiamo bisogno di concentrarci sul far crescere l’economia e l’occupazione e questo non è stato fatto da nessuno dei due partiti”.

Economia e occupazione, niente gioie, solo dolori, con un tasso di disoccupati al 9,6 per cento, inconcepibile per gli statunitensi. Ora a Obama toccherà da un lato cercare di ritrovare il contatto con la classe media e dall’altro convincere i repubblicani a collaborare con lui per far ripartire l’economia.

Repubblicani che finora sulle sue riforme prioritarie gli hanno piuttosto scatenato contro gli elettori, in particolare su quella dell’assistenza sanitaria approvata dal Congresso lo scorso marzo. Che hanno promesso di abrogare appena raggiunta la maggioranza.

Per impedirlo, il presidente potrà mettere di traverso il Senato ed eventualmente fare uso del diritto di veto, ma i repubblicani potrebbero comunque contrastare l’attuazione della legge.

Sembrano poi del tutto sepolte le speranze del presidente di far passare una legge sulla riduzione delle emissioni di anidride carbonica per contrastare l’effetto serra. I repubblicani si oppongono sia a una tassa sul carbonio sia a un
sistema di diritti di emissione sull’esempio del modello europeo.

E questo allontana ulteriormente la possibilità di un accordo internazionale vincolante sul clima cui partecipino anche gli Stati Uniti. Già a Copenaghen Obama aveva preferito un’intesa al ribasso con la Cina piuttosto che piegarsi alle più esigenti richieste europee.