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Moda sostenibile: il green diventa trendy

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Moda sostenibile: il green diventa trendy

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Julia Faye Roebuck, studentessa del Centro di Moda Sostenibile al London College of Fashion:  
“La mia idea di ‘sostenibilità’ nella moda è incoraggiare i giovani a sentirsi in qualche modo legati ai loro capi, ai vestiti che portano e a quelli che vogliono cambiare.”
Yu Qian Huang, studentessa del Centro di Moda Sostenibile al London College of Fashion:  
“Fondamentalmente della moda mi interessa la fase di riutilizzo e di riciclaggio.”
Una Hussey, studentessa del Centro di Moda Sostenibile al London College of Fashion:
“All’origine del mio progetto c‘è il risparmio energetico domestico. Si discosta un po’ dal concetto di produzione di massa tipico della moda.”
 
  
Creatività, ricerca, scuola, business, il tutto combinato insieme per preparare un futuro sostenibile nel mondo della moda. Al College of Fashion, a Londra, non è più solo questione di creatività. Nel duemilaotto l’istituto ha aperto il Centro per la moda sostenibile coll’obiettivo di mettere in questione il settore, dando il via a un nuovo modo di far moda, con soluzioni anche provocatorie che coniughino ambiente, società e business.
 
 
Dilys Williams, Direttore del Centro di Moda Sostenibile al London College of Fashion:
“Non è tanto un prodotto, un accessorio o un vestito ad essere o meno sostenibile; è come è confezionato, indossato, conservato che lo rende tale. Noi facciamo attenzione alle stoffe, alla fabbricazione, ai metodi di produzione, alle persone coinvolte. Se sin dall’inizio lo stilista pensa a come la sua creazione sarà lavata, o conservata nel tempo, questo crea già nuove opportunità di business.”
 
 
La scienza svolge un ruolo di primo piano nel campo della ‘moda sostenibile’, dalla ricerca di nuovi materiali alla riduzione degli scarti di produzione. L’uso dei dati forniti dallo scanner ne è un esempio. La professoressa Sandy Black ha lanciato il concetto ‘knit to fit’, come dire, fatto a maglia modellato sul corpo – le misure vengono prese con un body scanner a tre dimensioni, quindi elaborate con una macchina da maglia che realizza capi su misura. In questo modo, dice, c‘è un reale potenziale per limitare gli sprechi nella catena di produzione del settore abbigliamento. 
 
 
Sandy Black, Professore di Moda, Design Tessile e Tecnologia:
  
“La moda spreca, e spreca in quanto moda, speculando sullo spreco. Noi cominciamo col ridurre il numero di capi fabbricati, e quelli che realizziamo lo sono perché c‘è una reale richiesta – per cui produciamo di meno. Inoltre, lo stesso processo produttivo è molto più sostenibile perché vi è una sola fase di produzione.”
 
Tecnologie all’avanguardia, dunque, ma anche una buona antica abitudine, quella del reciclaggio. Julia è un’esperta.
 
Julia Faye Roebuck, studentessa del Centro di Moda Sostenibile al London College of Fashion:  
 
“Lo chiamo up-cycling, ossia aggiungere un valore a un capo d’abbigliamento grazie alla creatività, all’ispirazione, per trasformare un nostro abito in qualcos’altro. Occorre pensare ai vestiti in ‘fasi’, non semplicemente ‘questi sono dei jeans, sono strappati e li butto via’; no! sono dei jeans, ma saranno una giacca, e poi una gonna.”
 
Up-cycling non è solo un’idea. Nell’est di Londra Ross Barry ha aperto un negozio di concezione ecologica: la materia prima sono abiti recuperati che la gente getta via. Stilisti e studenti del Fashion College fanno il resto.
 
 
Ross Barry, fondatore di un eco-concept store:  
“Questi pantaloni sono stati disegnati da uno studente di moda specializzato in taglio. Hanno utilizzato una giacca da uomo, l’hanno smembrata e tagliata in modo da farne un paio di pantaloni. Abbiamo indumenti realizzati con vecchie T-shirt, ne abbiamo utilizzato la parte posteriore, poi sono state ristampate e assemblate insieme per farne dei fuseau.”
 
 
Reinventare la moda in chiave sostenibile – in tempi di crisi potrebbe durare più di una stagione.