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Midterm: i "se" di una vittoria repubblicana

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Midterm: i "se" di una vittoria repubblicana

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Nancy Pelosi quattro anni fa diventava la prima donna presidente della Camera dei rappresentanti. Quattro anni in cui ha accumulato più potere di qualunque altro “speaker” della storia moderna, diventando una delle donne più potenti del mondo, e contribuendo in modo considerevole all’immagine di Obama e del suo governo. Ma la tendenza sembra ormai invertita.

Alla Camera, in gioco ci sono tutti i 435 seggi. Attualmente, 255 deputati sono democratici, 178 repubblicani. Se questi ultimi conquistano altri trentanove seggi, passano in maggioranza e Nancy Pelosi deve cedere il posto a John Boehner.

Al Senato, invece, sono rinnovati 37 seggi su 100 . I democratici oggi ne detengono 57, i repubblicani 41. Gliene mancano 10 per andare in maggioranza e sostituire alla presidenza Harry Reid con Mitch McConnel. In caso di parità, interviene il voto del vicepresidente della Casa Bianca Joe Biden.

Contro, i democratici hanno non solo la congiuntura ma anche la storia. Tradizionalmente, il partito al potere perde seggi alle elezioni di Midterm.
I repubblicani hanno già promesso di ostacolare le politiche di Obama e disfare il già fatto.

Priorità numero uno: smantellare riforme come quella dell’assistenza sanitaria, o della regolamentanzione finanziaria.
Ma i democratici dovrebbero poter fare ostruzionismo, e alla peggio Obama può far valere il diritto di veto.

Ma riforme in corso d’opera, come quella sull’immigrazione o il vasto progetto di legge sui cambiamenti climatici, corrono forti rischi di subire una brusca battuta d’arresto.

I repubblicani saranno comunque costretti a lavorare con i democratici moderati. Anche perché potrebbero trovare un’inedita opposizione a destra nelle proprie file, con il giovane Tea Party.

Obama dal canto suo potrebbe volgere la sconfitta in proprio favore, scaricando gli eventuali fallimenti dei prossimi due anni sull’opposizione.