ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Kupchan: "L'economia orienta la politica negli Usa"

Lettura in corso:

Kupchan: "L'economia orienta la politica negli Usa"

Dimensioni di testo Aa Aa

Barack Obama ha detto questa settimana che i cambiamenti promessi non possono accadere in una notte. Quando è stato eletto ha previsto una ripida salita, ma come accade a un allenatore che ha inanellato una serie di sconfitte, sembra che gli elettori diano la colpa a lui.
Parliamone con Charles Kupchan, ex membro del Consiglio di sicurezza nazionale di Bill Clinton.

Alasdair Sandford, euronews: Obama è responsabile delle sue disgrazie?

Charles Kupchan, Council on Foreign Relations:
È chiaro che fin dall’inizio Obama si è ritrovato in mano delle pessime carte. Aveva due guerre, nessuna delle quali vicina a un esito positivo, un’economia, mondiale e americana, sull’orlo del collasso, e poi un paese molto diviso, perché Bush aveva polarizzato gli Stati Uniti in un modo che non avevamo visto da decenni.

Obama è arrivato a quel punto, e io penso che abbia ottenuto alcuni ottimi risultati con la riforma sanitaria, nello stabilizzare l’economia, e nel migliorare l’immagine degli Stati Uniti all’estero, ma non gli è stato riconosciuto il merito per alcune di queste vittorie, principalmente perché l’economia americana è rimasta ferma. Molti americani stanno soffrendo, e ne danno la colpa al presidente.

euronews:
Lei, che si occupa di politica estera, l’ha definito “coraggioso” nel suo approccio nei confronti di problemi come ad esempio l’Iran. Questo ha una sua importanza, o si riduce tutto all’economia?

Charles Kupchan:
In questo momento in effetti si riduce un po’ tutto all’economia, e questo perché quello che in Europa è solo un rallentamento, per l’americano medio è un grosso colpo: la disoccupazione, chi sta perdendo la casa, quelli che hanno paura per i loro risparmi, che si chiedono se riusciranno a sopravvivere una volta in pensione… ed è proprio questo che sta guidando il processo politico, sta alimentando il Tea Party, sta alimentando il passaggio degli independenti dalle file democratiche a quelle repubblicane.

La politica estera ha un peso in quanto è centrata in gran parte sull’Iraq, e da questo punto di vista Obama è riuscito a mantenere la sua promessa di iniziare il ritiro. L’Afghanistan è un grosso punto di domanda, i ribelli avanzano, resta da vedere se il nuovo incremento di truppe americane farà davvero la differenza e porterà i taleban a ripiegare.

euronews:
Allora, che ritratto emerge degli Usa?

Charles Kupchan:
Temo che sia un ritratto in cui gli Stati Uniti si trovano di fronte a sfide molto, molto serie, in particolare per quanto riguarda la riduzione del deficit, ma anche nella politica estera, nel gestire la situazione in Afghanistan, l’ascesa delle nuove potenze e la perdita della leadership dell’Occidente.
Non mi sembra che il sistema politico americano sia particolarmente in buone condizioni. Penso che Obama abbia bisogno di fare un passo indietro, di rendersi conto che se vuole ottenere dei risultati dovrà lavorare con un Congresso che con ogni probabilità penderà sul lato repubblicano. Se sia in grado di mettere insieme le coalizioni necessarie resta un grosso punto interrogativo. Ma penso che sia fra le priorità: trovare un comune denominatore con l’opposizione in modo che Obama possa cominciare ad affrontare per primi i grossi problemi interni, che credo siano: impegnarsi davvero per far ripartire l’economia, combattere la disoccupazione, ma anche ridurre il deficit che è una seria minaccia sul lungo periodo, non solo per l’economia americana ma anche per la posizione geopolitica dell’America, che in ultima analisi dipende dalla sua vitalità economica.