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L'asse franco-tedesco detta agenda a Consiglio Ue

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L'asse franco-tedesco detta agenda a Consiglio Ue

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Riformare o meno il Trattato di Lisbona? La domanda aleggia sul Consiglio europeo che si apre giovedì a Bruxelles e preannuncia divisioni e polemiche.

A spingere per una revisione del Trattato, dopo un anno soltanto dalla sua entrata in vigore, è l’asse franco-tedesco.

Parigi e Berlino vogliono un solido quadro normativo che imponga ai Ventisette maggiore disciplina di bilancio e garantisca la stabilità.

Al presidente del Consiglio europeo il compito di mediare:

“Ci sono paesi che hanno una posizione, altri che hanno posizioni diverse, il mio ruolo è quello di trovare un consenso”.

La proposta è stata criticata dal primo ministro lussemburghese Jean Paul Junker, che l’ha definita “inaccettabile”. E la vice presidente della Commissione europea Vivianne Reding ha detto che sarebbe irresponsabile rimettere al voto un Trattato che richiede l’approvazione unanime dei ventisette membri dell’Unione.

Angela Merkel però non demorde. Davanti al Bundestag, ha ribadito che occorre dotarsi di un meccanismo di protezione permanente per evitare che un paese a rischio default inneschi una nuova crisi dell’euro. Il tempo stringe, poiché il fondo stanziato dopo il caso della Grecia terrà solo fino al 2013.

“E’ molto probabile che altri governi si accorgano che i tedeschi hanno ragione su un punto: oggi non esiste una procedura per ristrutturare il debito di un paese in difficoltà”.

Gli analisti concordano tuttavia che riformare il Trattato europeo comporta un rischio concreto. Ogni membro dell’Unione potrebbe avanzare proprie proposte di modifica della carta, avviando un meccanismo di veti incrociati che rischierebbe di paralizzare ogni decisione per anni.