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Indonesia, si aggrava il bilancio dell'eruzione vulcanica

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Indonesia, si aggrava il bilancio dell'eruzione vulcanica

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A Giava, il Merapi sembra calmo, oggi, a poche ore dalla triplice eruzione che ha fatto almeno una trentina di morti e decine di feriti, a ridosso del sisma e dello tsunami che hanno messo in ginocchio l’Indonesia.
 
Per ora, nessuna nuova nuvola di cenere, nessun rombo. Ma una tale energia imprigionata da far temere altre esplosioni e mettere a rischio un milione di persone.
 
Evacuati i villaggi alle pendici del vulcano, in un raggio di 10 chilometri. In 40 mila sono fuggiti dall’ambiente spettrale e si sono rifugiati nei centri di accoglienza. 
 
I soccorritori vanno casa per casa, cercano eventuali superstiti, trovano nuovi corpi sotto lo spesso strato di cenere.
 
I feriti vengono portati all’ospedale della città più vicina, Jogjakarta, a 26 chilometri di distanza. Lamentano problemi respiratori e gravi ustioni.
 
“Stiamo curando 12 pazienti ma oggi 2 di loro sono morti quindi ne rimangono 10 qui”, commenta un medico dell’ospadale, “Sono ancora in condizioni critiche, tutti con bruciature in più del 40 per cento del loro corpo”.
 
In molti vanno alla ricerca dei familiari dispersi, una dolorosa trafila ben conosciuta dagli abitanti dell’isola. 
 
Il Merapi è uno dei vulcani più attivi della zona e uno dei più pericolosi del pianeta. L’ultima eruzione nel 2006, con 2 morti. La più grave, nel 1930, con 1300 vittime.