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Niger: guerra contro la malnutrizione

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Niger: guerra contro la malnutrizione

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Il beneficio dell’allattamento naturale esclusivo fino al compimento dei 6 mesi del bambino. In Niger la maggior parte delle madri ignorano questo e molti altri principi basilari per una corretta nutrizione dei loro piccoli. Per esempio per combattere il caldo è considerato normale dare loro dell’acqua, che spesso non è potabile e provoca dissenterie e altri problemi di salute.

Il tasso di malnutrizione nel Paese nei bambini al di sotto dei 5 anni è al 16,7%: quasi due punti percentuali in più rispetto alla soglia considerata d’emergenza.

Quest’anno le carestie hanno aggravato la situazione. L’intervento a livello locale, insieme alla comunità internazionale e alle ONG, ha evitato la catastrofe umanitaria.

“L’idea è di separare effettivamente i bambini che sono malnutriti gravemente da quelli che lo sono moderatamente. Li si indirizza in base alle condizioni di salute nei centri sanitari deputati alle cure del caso”, spiega il dottor Maidadji Oumaru. Accanto a lui è un’operatrice comunitaria del progetto Befen/Alima: sta monitorando dei bambini con il Muac, un braccialetto usato per misurare la circonferenza del braccio e valutare il dimagrimento del piccolo. “Questo metodo è nel protocollo internazionale ed è utlizzato a livello comunitario nei villaggi”, dice ancora Oumaru.

I controlli si stanno svolgendo in un villaggio alla periferia di Mirriah, nella regione dello Zinder, a sud del Paese.

“È una bambina di circa 7 mesi, un caso catalogato come di grave malnutrizione. La circonferenza del suo braccio rientra nella parte rossa, e quindi si cerca di sensibilizzare la madre perché la porti al presidio sanitario più vicino”, spiega Elisabeth Zanou, nutrizionista dell’Unicef.

Un po’ controvoglia Tsahara ha accettato di portare sua figlia Fatima al centro più vicino. Gli impegni familiari, gli altri figli piccoli e le distanze sono d’ostacolo a queste madri, che spesso rinunciano ad accompagnare i loro bambini. Ciò nonostante ci siano trattamenti sanitari che non comportano una lunga assenza delle donne dalle loro case.

Presso il Centro di Sanità Integrata (CSI) di Mirriah si trova un Centro Regionale Nutrizionale Ambulatoriale per i casi gravi (CRENAS). Qui si procede alla diagnosi sul bambino: viene pesato e si valuta la presenza di altre malattie, come la malaria di cui soffre Fatima. Ma il test principale su questa piccola di 7 mesi è quello sull’appetito.

La nutrizionista dell’Unicef Elisabeth Zanou riferisce sulla visita medica: “Il caso si conferma come grave ma ci sono delle patologie associate e il suo appetito non è buono. Sarà dunque portata in ospedale per essere ricoverata al Centro di Recupero Funzionale Intensivo (CRENI). Non è riuscita a mangiare il Plumpynut, dunque non può essere portata al Centro di Sanità Integrata. All’ospedale le verrà somministrato latte terapeutico e così il recupero nutrizionale subirà un’accelerazione.”

Il Plumpynut, una pasta energetica a base di arachidi, apporta circa 500 calorie. Permette di recuperare peso in tempi rapidi ed è indispensabile nel trattamento terapeutico di un bambino gravemente sottopeso.

I protocolli terapeutici prevedono che un piccolo denutrito possa assumere da 2 a 8 confezioni di Plumpynut nei primi 3 giorni di terapia, passando nelle settimane successive a una dieta in cui viene associato ad altri alimenti terapeutici.

Dall’inizio dell’anno sono stati sottoposti a trattamenti ambulatoriali o intensivi più di 240.000 bambini. Si stima che a dicembre arriveranno ad essere 400.000.

Allo stato attuale in Niger sono in funzione 800 centri nutrizionali. Nel 2005, nel corso dell’ultima crisi alimentare, erano soltanto 9.

Ma più importante dell’intervento in emergenza è la prevenzione.

Fatime Inche Oumara, dirigente del CRENI racconta: “Noi vogliamo parlare di prevenzione, mettere l’accento su questo tema. Bisogna informare le madri sugli alimenti locali. Ce ne sono alcuni che si possono somministrare ai bambini per evitare la malnutrizione. Noi abbiamo due assistenti sociali costantemente impegnate nel sensibilizzare le madri che li accompagnano: dalle regole di igiene, alla prevenzione della malnutrizione, alle vaccinazioni e anche alla pianificazione delle nascite nel nucleo familiare.”

Il Niger è uno dei Paesi più poveri al mondo. Nel 2009 ha occupato l’ultimo posto nell’indice di sviluppo umano delle Nazioni Unite, dopo l’Afghanistan, su una classifica di 182 Paesi. Ogni donna ha in media più di 7 bambini: con questo ritmo la popolazione passerà da 15 a 50 milioni in 40 anni.

A margine dei campi coltivati c‘è la scuola di Tsangui. Il direttore spiega come stia cercando di sensibilizzare le famiglie: “Abbiamo cinque corsi elementari. Al villaggio, quando l’occasione si presenta, ci si riunisce con i genitori per far loro comprendere che ci sono veramente dei problemi di pianificazione del nucleo familiare. Se voi non rispettate alcuna pianificazione, diciamo loro, avrete sempre dei problemi, perché finché ci sarà sovrappopolamento ci saranno sempre carestie.”

L’anno scorso la metà degli 80 allievi è andata via con la famiglia. La crisi alimentare, che ha colpito 7 milioni di persone nel Niger, ha causato un esodo massiccio da numerosi villaggi.

Quest’anno la stagione delle piogge è stata più generosa. Si guarda con ottimismo ai prossimi mesi, ma i raccolti sono insufficienti per il sostentamento di una famiglia tutto l’anno.
Chamanounou Abdou Hassane ha 8 bambini. Produce circa 2 ettari e mezzo di miglio, sorgo e arachidi. Possiede anche un orto, ma la verdura è quasi tutta destinata al commercio e non alla famiglia.
Sua moglie dice che quest’anno non ha avuto bisogno di aiuti per nutrire i suoi bambini. Ma il marito ammette che l’anno prossimo sarà costretto ad emigrare per un mese, quando cibo e soldi saranno finiti.

E le migrazioni sono un problema per gli operatori comunitari. L’operatore della Croce Rossa Habou Yaou racconta: “Ho seguito da vicino la situazione, perché svolgo questa missione. Ma le persone sono impegnate in altre attività, come la ricerca di cibo. Si viene qui e non si trova gente per fare campagne di sensibilizzazione e questo è un problema. Si trovano in genere le donne, puoi trovare solo le donne. Gli uomini sono in cerca di cibo: invece di lavorare le persone sono concentrate sulla ricerca di cibo. Dunque è questa la situazione che ho conosciuto. Sono stato lì, ho visto tutto quello che è successo. Ora con le piogge, con i raccolti, ora la situazione si è un po’ stabilizzata… Ecco quello che ho visto. Insomma la campagna di sensibilizzazione è stata un problema, non c’erano le persone.”

I bambini del Niger non potranno avere un futuro migliore se le famiglie non assumeranno nuove regole igienico-sanitarie e alimentari.

Nel 2010, la comunità internazionale ha destinato al Paese 350 milioni di euro per fronteggiare l’emergenza alimentare, evitando una catastrofe umanitaria. Ora è il momento di andare alla radice del problema, in un difficile confronto con i retaggi culturali.