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Wikileaks, il silenzio dei colpevoli

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Wikileaks, il silenzio dei colpevoli

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Wikileaks, “gola profonda” virtuale. Una fastidiosa spina nel fianco della coalizione in Iraq. Coalizione che finora ha a malapena borbottato qualche condanna nei confronti di quella che è stata definita la “maggiore fuga di notizie militari della storia”.

A presentare i documenti è stato, nel weekend, il fondatore stesso di Wikileaks. Gli avvocati dei diritti umani, come Phil Shiner, denunciano la gravità dei fatti svelati: “Le forze statunitensi e britanniche non possono chiudere un occhio sulla base del fatto che le torture non sono state praticate dai loro soldati. È quel che è accaduto ed è rivelato in questi documenti. I due stati hanno chiari obblighi internazionali di adottare un’azione precisa ed efficace per fermare la tortura da parte degli iracheni. Non averlo fatto li rende complici”.

Ma vere e proprie reazioni, per ora, non ce ne sono state. Il vicepremier britannico Nick Clegg ha detto che tocca agli americani rispondere, e che non spetta a Londra dir loro come fare.

I documenti svelano l’esistenza di 15 mila morti in più fra i civili di quelli conteggiati finora, di torture perpetrare dalle forze irachene sotto gli occhi dell’esercito Usa, ma anche di casi di torture da parte delle stesse forze della coalizione, e dell’uccisione di 6-700 civili ai posti di blocco da parte delle truppe americane.

Rivelazioni che Hillary Clinton ha immediatamente condannato per i rischi che peserebbero sulla vita dei soldati ancora sul posto. Un militare le fa eco: “Penso che chi abbia accesso a informazioni riservate non dovrebbe condividerle. Potrebbe mettere in pericolo la sicurezza dei soldati o di chi è chiamato in causa”,

E a essere chiamato in causa è anche il governo di Bagdad, accusato di avere coperto uccisioni e torture. In Iraq, nel momento in cui il premier Al-Maliki lotta per un secondo mandato, c‘è chi vede in questa fuga di notizie un tentativo di destabilizzazione. Un residente commenta: “C‘è una ragione nella pubblicazione di questi documenti da parte degli Stati Uniti proprio in questo momento. Probabilmente vogliono attaccare partiti politici precisi a profitto di altri”.

Non che gli iracheni siano rimasti particolarmente sorpresi. Lo shock per le torture di Abu Ghraib è ancora vivo. Una macchia sulla reputazione dell’esercito di Washington che queste rivelazioni non fanno che allargare.