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"In our name", il ritrono dall'Iraq di una soldatessa

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"In our name", il ritrono dall'Iraq di una soldatessa

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I demoni della guerra con gli occhi di una donna. “In our name” li rappresenta attraverso la storia di una soldatessa che, di ritorno da una missione in Iraq, cerca di esorcizzarli, di affrontare i problemi e i traumi che quella esperienza le ha creato.

La pellicola britannica, a basso budget, segna l’esordio alla regia di un lungometraggio per il documentarista scozzese Brian Welsh.

“Credo che la storia sia unica nel suo genere, perché è raccontata da un punto di vista femminile. Che io sappia, è il primo film che fa una cosa del genere. Uno dei motivi per cui ho realizzato questo film è che per la prima volta in questa guerra le donne sono state chiamate a combattere in prima linea con gli uomini. Ho avuto anche esperienze personali, di vicinanza con alcune persone che hanno sofferto traumi del genere e ho potuto vedere le conseguenze su di loro”.

Protagonista del film è Suzy, che di ritorno dall’Iraq prova a ricominciare la sua vita normale assieme al marito, anch’egli militare, e alla figlia.

A darle il volto è Joanne Froggart, conosciuta al pubblico televisivo britannico per la partecipazione a numerose fiction, qusi mai, però, come attrice principale. Ai provini ha folgorato Welsh.

“Appena ho letto la sceneggiatura – dice l’attrice – mi sono innamorata della storia. Penso sia una storia che merita di essere raccontata. Parla di una donna che rischia la sua vita, ma è anche una madre e ha una figlia a casa ad aspettarla. Io credo che una madre in situazioni del genere affronti le cose in maniera leggermente diversa e sia colpita dagli eventi in maniera diversa rispetto a un uomo”.

Attualmente ancora alla ricerca di una distribuzione a livello europeo e mondiale, “In our name” è già nelle sale britanniche, dopo essere stato presentato la scorsa settimana al London film festival.