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Raffinerie ferme anche dopo il voto

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Raffinerie ferme anche dopo il voto

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Siamo a Feyzin, nei pressi di Lione. Anche qui, come nelle altre undici raffinerie francesi, la produzione è ferma.

Una paralisi che i lavoratori intendono mantenere, anche dopo il voto definitivo del Senato, dice uno di loro: “È una settimana cruciale, mercoledì c‘è l’assemblea generale. E vista la determinazione che c‘è, non ci sono problemi, resteremo in agitazione tutta la settimana. Bisogna sapere che della squadra che sta al timone, quelli che avviano e fermano l’installazione, è in sciopero il 90 per cento. Non vedo allora come si possa riavviare la produzione”.

Un altro annuncia: “Da domani distribuiremo volantini per cercare di organizzare una forma di solidarietà finanziaria. Molti da noi hanno il salario minimo e non possono fare sciopero. Chi sostiene il movimento potrebbe fare uno sforzo, basterebbero cinque euro, quanto un pacchetto di sigarette. Se migliaia di persone lo fanno, possiamo restare in sciopero diverse settimane”.

Anche loro hanno manifestato, in occasione della sesta giornata di mobilitazione nazionale. Alla Total sono privilegiati: un accordo interno permette di andare in pensione a 55 anni. Ma per loro è una questione di solidarietà sociale, spiega Damien Galera del sindacato Cfdt: “Questa settimana è decisiva. Noi non molliamo. I bugiardi, i Brice Hortefeux, gli Eric Woerth, i nullafacenti pagati una fortuna solo per darci noie, che vengano in strada a dirci che non c‘è penuria di carburante, che vengano a dirlo a quelli che lavoreranno due anni in più! Mentre loro respingono in blocco gli emendamenti della riforma che riguardano la gente”.

Sarkozy ha promesso misure per far ripartire la produzione. Le forze dell’ordine avrebbero già requisito alcuni depositi di carburante. Ma la crisi sembra ben lontana dall’essere risolta.