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Un salvataggio destinato a fare scuola

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Un salvataggio destinato a fare scuola

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Nel giorno in cui il Cile festeggia i suoi eroi, c‘è chi parla di miracolo e chi di successo tecnologico. Quel che è certo è che l’impresa è destinata a fare scuola.

Il foglio di carta su cui i minatori avevano scritto di essere tutti vivi ha consegnato ai soccorritori l’unica certezza in mezzo a tante, tantissime incognite.

La prima sfida è stata scavare un pozzo a quasi 700 metri di profondità, perforando durissime rocce di quarzo che hanno usurato tutti gli scalpelli ed evitanto anche il minimo errore nel calcolo dell’inclinazione.

A manovrare la perforatrice T-130, negli ultimi metri, è stato un tecnico americano, richiamato dall’Afghanistan dove scavava pozzi per le forze armate.

Il contributo della Nasa si è rivelato prezioso per assistere i minatori nelle settimane trascorse sotto terra. Attingendo all’esperienza maturata con gli astronauti, ai 33 sono stati somministrati cibi ricchi di vitamina D per compensare l’assenza di luce solare, e consigli su come illuminare la miniera per simulare il giorno e la notte.

Infine la star meccanica dell’operazione, la capsula Fenix, è stata progettata e costruita su misura per trasportare i minatori in superfice.

Tra le varie dotazioni, c’era un dispositivo per interrompere la risalita, se qualcosa non avesse funzionato. Ma non è servito: anche la fortuna era dalla parte dei minatori.