ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Il Nobel a Liu una "provocazione" per Pechino

Lettura in corso:

Il Nobel a Liu una "provocazione" per Pechino

Dimensioni di testo Aa Aa

A esprimere solidarietà al nuovo premio Nobel per la pace, a Hong Kong in mattinata c’era solo un gruppetto di sostenitori. Hanno chiesto il rilascio di Liu Xiaobo manifestando davanti all’ufficio di rappresentanza del governo centrale della città che, in quanto zona amministrativa speciale, gode di libertà sconosciute al resto della Cina.

Ma in piazza Tienanmen, dove nel 1989 Liu ha manifestato con chi chiedeva riforme democratiche, stamattina ben pochi cinesi erano al corrente della notizia. I media ufficiali hanno taciuto.

Un residente commenta, stupito: “Un cinese ha vinto il premio Nobel della pace? Non è possibile. No, non ne ho sentito parlare. Mi spiace, non ho sentito niente in merito”.

Una studentessa invece ha seguito la vicenda su altri canali: “Sono molto orgogliosa perché è cinese. E adesso vengono promossi i diritti umani, e ci si concentra di più sulla democrazia. Liu Xiaobo lotta per i diritti umani”.

Ma quel che pensa la giovane è agli antipodi del pensiero espresso nei media di regime.

Per il tabloid Global Times, la scelta del comitato del Nobel, definita “paranoica”, non fa che esprimere l’arroganza e i pregiudizi dell’Occidente nei confronti di un paese che ha fatto notevoli progressi economici e sociali.

China Daily, organo anglofono di Pechino, paventa un “complotto per contenere la Cina”. Il premio a Liu è considerato una “provocazione”, oltre che un’ingerenza.

Non è però la prima volta che un Nobel infastidisce il regime di Pechino.

Nel 2000 è stato il riconoscimento per la letteratura, ad essere assegnato a un cinese. Si trattava di Gao Xinjian, scrittore, drammaturgo, regista e critico, in esilio dal 1987 e naturalizzato francese. Le sue opere erano state vietate in patria.

Più rumore aveva fatto prima un altro Nobel per la pace, quello del 1989, andato al Dalai Lama. Un vero affronto per Pechino, che considera il leader spirituale tibetano un separatista.