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"Liberate Liu Xiaobo". Pressing internazionale su Pechino

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"Liberate Liu Xiaobo". Pressing internazionale su Pechino

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“Scarcerate Liu Xiaobo”. Dall’isola libera di Hong Hong alla Casa Bianca, unanime l’appello al rilascio del dissidente cinese, appena insignito del premio Nobel per la pace.

Un coro a più voci, che rimbalzando da cancellerie europee, Onu e istituzioni comunitarie, sembra infiammare la protesta, proprio alle porte della Cina comunista.

Una minaccia che Pechino aveva già ieri stigmatizzato, replicando alla notizia del premio con la sua versione ufficiale: quella di una “oscenità” e una “decisione scandalosa”, volte a riabilitare un criminale, condannato per istigazione alla sovversione.

Presa di posizione che costringe Washington all’equilibrismo diplomatico. Con il presidente Obama a sollecitare il “pronto rilascio” di Liu Xiaobo e il Dipartimento di Stato a sottolineare l’importanza delle relazioni con la Cina. “Un legame ormai tanto solido – dice in sostanza il portavoce Mark Toner – da poterci permettere di esprimere il nostro disaccordo su temi come i diritti umani, senza con ciò pregiudicare interessi economici e finanziari”.

Ricchissima posta in gioco che – con la Cina ormai a seconda potenza mondiale – rischia di promuovere il Nobel a Liu Xiaobo a ulteriore motivo di attrito con l’Occidente. Perché con Pechino, dicono da Bruxelles, stiamo costruendo un ponte, ma un pilastro di questo ponte è il rispetto dei diritti umani.