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Ungheria, sale il numero delle vittime del fango tossico


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Ungheria, sale il numero delle vittime del fango tossico

L’ecosistema del fiume Mercal è compromesso. L’affluente del Danubio paga la vicinanza con lo stabilimento di alluminio di Ajka in Ungheria, origine della fuga delle sostanze tossiche di tre giorni fa. Migliora invece, secondo la protezione civile, la situazione del Danubio la cui grande quantità d’acqua avrebbe diluito la concentrazione del fango inquinante.

“La situazione è ancora sotto controllo – affermano le autorità – ma ci dobbiamo preparare ad un monitoraggio continuo anche se il tasso d’ inquinamento dovrebbe ridursi”.

Di avviso opposto Greenpeace che ha condotto analisi parallele giungendo a conclusioni meno tranquillizzanti. Il tasso di arsenico nelle acque del Danubio risulterebbe doppio rispetto alla media dei fanghi analizzati. Ciò rappresenta un grave pericolo per le falde acquifere e l’uomo. “Non capiamo cosa stiano dicendo le autorità – spiega il responsabile di Greenpeace per l’Ungheria- e cioè che la situazione non sia pericolosa. Secondo i nostri dati il livello di inquinamento è molto alto”.
Aumenta di ora in ora il numero delle vittime del distastro: sono almeno sette, 3 gli scomparsi oltre 150 i feriti, dieci di questi in modo grave. Mentre resta ancora senza una spiegazione l’incidente che ha causato la fuoriscita della fanghiglia tossica.

Ogni storia può essere raccontata in molti modi: osserva le diverse prospettive dei giornalisti di Euronews nelle altre lingue.

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