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Nobel per la Pace a Xiaobo. Il mondo plaude, indignata la Cina

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Nobel per la Pace a Xiaobo. Il mondo plaude, indignata la Cina

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Il plauso della comunità internazionale, la collera della Cina, un caso diplomatico tra Pechino e Oslo.
Il premio Nobel per la pace 2010 al dissidente Liu Xiaobo ha suscitato messaggi di sostegno da parte di Onu e Commissione europea.
 
Il presidente statunitense Barack Obama, Nobel per la pace 2009, il Dalai Lama, laureato nel 1989, Francia e Germania hanno chiesto la liberazione di Xiaobo, in carcere per incitamento alla sovversione del potere dello Stato.
 
“Liu è diventato il principale simbolo della lotta di numerosi cinesi per i diritti umani”, ha detto il presidente del comitato per il Nobel, Thorbjoern Jagland. “Il comitato ha a lungo creduto che ci sia uno stretto legame tra diritti umani e pace”, ha aggiunto. “Tali diritti sono un prerequisito per la fratellanza tra Nazioni di cui ha parlato Alfred Nobel nelle sue volontà”.
 
“Un’oscenità”, così Pechino ha definito l’attribuzione del Nobel a Xiaobo e ha convocato per protesta l’ambasciatore norvegese. Poi ha mosso la polizia per impedire a Liu Xia, moglie del Nobel, di rilasciare dichiarazioni ai giornalisti assiepati di fronte alla sua abitazione. Xiaobo è uno dei firmatari della Carta 08 che reclama democrazia e diritti umani in Cina.
 
“E’ triste che la maggior parte dei cittadini cinesi non abbia idea di cosa sia la carta 08 e chi sia Liu Xiaobo”, dice un suo collega di università. “E’ una tragedia. Ma credo che sempre più cinesi sapranno chi e cosa sono grazie al Nobel a Liu”.
 
Liu Xia, al telefono con una agenzia di stampa, ha detto che la polizia le ha chiesto di lasciare Pechino e promesso di farle incontrare il marito in prigione. “Questo riconocimento comporta onore ma anche responsabilità”, ha affermato. “La notizia lo sorprenderà e lo farà felice, ma lo renderà anche inquieto”.
 
Interrotta la diretta da Oslo sulla BBC in Cina,  dove la tv di Stato ha dato risalto piuttosto alla reazione del ministero degli Esteri. Questo, in un comunicato letto da una giornalista e pubblicato anche sul sito governativo ha definito “contrario ai principi del premio Nobel” l’attribuzione del ricoscimento a Xiaobo, “un criminale condannato in Cina”, ha precisato il ministero.