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Gilles de Kerchove lancia l'allarme sui terroristi con passaporti europei

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Gilles de Kerchove lancia l'allarme sui terroristi con passaporti europei

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Nell’ultimo raid americano in Pakistan sarebbero morti anche cinque jihadisti di nazionalità tedesca. La notizia, diffusa dai servizi segreti pakistani e finora non confermata dal governo di Berlino, sembra dare ragione a chi teme che la minaccia piú preoccupante arrivi proprio dai membri di Al-Qaida cresciuti in Occidente. Anche il coordinatore dell’antiterrorismo dell’Unione europea, Gilles de Kerchove, intervistato da euronews, sottolinea questo rischio:

“Siamo di fronte alla volontà del nucleo centrale di Al-Qaida di realizzare un attacco forte perché è sotto la pressione della coalizione in Afghanistan, degli attacchi aerei, e quindi cerca una specie di beneficio d’immagine, tentando di compiere un’azione di grande ampiezza. Ma quello che ci preoccupa molto sono i movimenti di jihadisti che vengono dall’Europa o dagli Stati Uniti, persone che sono nate qui da noi o che hanno il passaporto di uno degli Stati membri, che quindi possono piú facilmente passare i controlli della polizia e dei servizi segreti. Vanno nelle zone della jihad, che siano l’Afghanistan, il Pakistan, la Somalia (con Al-Shabaab) o lo Yemen, dove c‘è stato un piano di attentato nel dicembre scorso, o nel Sahel. E siccome questi terroristi viaggiano e possono facilmente spostarsi da un paese all’altro, la minaccia si trasforma, è molto piú diffusa e complessa.”

“La minaccia si trasforma, è piú diffusa e complessa, quindi bisogna affinare le tecniche per la raccolta di informazioni. Abbiamo raggiunto un accordo con gli Americani su un sistema di tracciabilità delle transazioni finanziarie e ora ci chiediamo se l’Europa non debba dotarsi di un sistema europeo per la raccolta di dati sui passeggeri. Questo solleva questioni legate alla vita privata e il Parlamento europeo se ne preoccupa molto. Ma io, come tanti responsabili nazionali, credo che questa nuova forma di minaccia richieda nuovi strumenti e che il PNR, la banca dati dei passeggeri, sia uno degli strumenti di cui dovremmo dotarci per cercare di seguire i movimenti dei jihadisti.”