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Germania, gigante politico e economico

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Germania, gigante politico e economico

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Nano politico ma gigante economico. Con questa frase Henry Kissinger stigmatizzò la Germania e la sua posizione sullo scacchiere internazionale negli anni della guerra fredda.

Oggi la Germania di Angela Merkel, allieva di Helmut Kohl, architetto della riunificazione, resta una potenza economica ed è uno dei pilastri portanti dell’Unione europea.

Dopo aver scontato anni di purgatorio, non avendo voce in capitolo nelle questioni internazionali, il paese oggi mostra una nuova coscienza di sè, che affonda le proprie radici in una evoluzione culturale che fa da sfondo alla nuova generazione di dirigenti.

Mario Telò, della Libera università di Bruxells:

“La Germania ha imparato la lezione. Ha capito di poter giocare un ruolo internazionale attraverso l’Unione europea . In cambio di competenze e di una parte della sovranità la Germania ha acquisito un peso internazionale. È una soluzione multilaterale”

Il nuovo peso internazionale ha permesso alla Germania di liberarsi di vecchi tabù. Primo fra tutti il ricorso alle forze armate come possibile strumento di politica estera. La prima volta fu nel 1999 quando Berlino partecipò alla campagna Nato contro la Serbia. Oggi con un contingente di 7.200 soldati la Germania è il terzo paese per numero di militari presenti in Afghanistan.

Il suo contributo in termini di perdite non è stato indolore. Nell’aprile scorso, di fronte alla morte di altri tre soldati in Afghanistan, i tedeschi sono scesi in piazza per chiedere il ritiro del contingente.
Malgrado ciò il 59% dei tedeschi si dice fiero della propria nazionalità; il 73 spera in una affermazionedi sè ancora più importante fondata sulla nazionalità.

È tuttavia sul terreno diplomatico che il cambiamento della Germania è più evidente. La visita del cancelliere Merkel in Medio Oriente, la primavera scorsa, rispondeva a motivi economici ma ha finito per imporre Berlino come potenza europea mediatrice nelle regioni di grande conflitto.