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Voto all'ombra dei nazionalismi. Il rebus Bosnia-Erzegovina

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Voto all'ombra dei nazionalismi. Il rebus Bosnia-Erzegovina

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Alle urne, con il miraggio di risolvere il rebus di nazionalismi e spinte centrifughe. Più di tre milioni i bosniaci domani chiamati a rinnovare istituzioni federali e regionali. Non solo parlamento centrale e membri della presidenza tripartita ma anche Consigli dei dieci cantoni e assemblee delle due entità in cui è diviso il paese, in base agli accordi di Dayton: la Federazione Croato-Musulmana e la Repubblica Srspka.

E proprio su questo groviglio istituzionale si concentra lo scontro politico: arroccati in tutela dell’indipendenza dalla Federazione, i nazionalisti serbi di Milorad Dodik hanno già più volte agitato lo spettro della secessione.

Agli antipodi le posizioni di Haris Silajdzic: presidente musulmano, portavoce delle componenti che invece individuano la sola possibile via d’uscita in una Bosnia-Erzegovina unita.

Scenario a cui i nazionalisti croati oppongono a loro volta l’ipotesi di ritagliarsi una terza e ulteriore entità, all’interno degli attuali confini del Paese.

Unico terreno di accordo e pacifica convivenza pare al momento l’esercito. Emblema di divisioni interne, che Bruxelles ha sollecitato a risolvere a partire dalle istituzioni. Primo passo di un’integrazione europea, che tuttavia appare ancora lontana.