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Il dopo-Lula: la "delfina", il rivale e la pasionaria

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Il dopo-Lula: la "delfina", il rivale e la pasionaria

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Il Brasile volta pagina con la fine dell’era Lula. Luiz Inácio Lula Da Silva, ex sindacalista d’ispirazione trozkista, diventa primo presidente di sinistra della storia del paese nel 2002. Sa allora che sulle sue spalle pesano enormi responsabilità e colossali aspettative. Ma saprà imporre la sua “terza via” alla brasiliana, arrivando a essere definito nel 2010 dal Time “leader più influente del pianeta”.

Non è facile raccogliere l’eredità di un personaggio che vanta ancora l’80 per cento dei consensi. Non è un caso che Lula non manchi a nessun meeting della sua “delfina”. Se Dilma Roussef è data come la grande favorita, lo deve in gran parte alla popolarità del suo mentore.

Perché nonostante l’esperienza politica, iniziata in giovanissima età e maturata nei sette anni passati al governo, cinque dei quali al posto che è l’equivalente del primo ministro, la sua nomina come erede di Lula non è subito piaciuta a tutti.

Figlia di un immigrato comunista bulgaro, Dilma lotta contro la dittatura finendo incarcerata e torturata. Alla sua liberazione, si lancia in politica. Nel 2000 si unisce al Partito dei lavoratori.

Da cinque anni è a capo dell’ambizioso programma governativo di accelerazione della crescita. La sua lotta, dall’inizio della campagna, è però innanzi tutto quella di superare la sua immagine di tecnocrate.

Se sarà eletta, non farà che proseguire l’opera di Lula, forse con meno classe, ma di sicuro con la stessa convinzione. Ne è persuaso lo stesso presidente uscente.

Il suo diretto avversario è il social democratico ex governatore di San Paolo, José Serra. Dura, per lui, contrastare l’effetto Lula. Per questo cerca di evitare attacchi frontali che rappresenterebbero gravissimi errori strategici.

È così che in campagna ha puntato sul futuro, insistendo sul fatto che il Brasile può fare ancora più e meglio. Ministro sotto Cardoso, alla guida dello stato più ricco del paese ci è arrivato nel 2007. È già stato candidato nel 2002, proprio contro Lula, e può vantare una maggiore esperienza della rivale. Ma come lei, subisce l’handicap della mancanza di carisma.

La principale outsider porta un nome che è un presagio: Marina Silva. Ex ministro dell’ambiente di Lula, ex membro del partito del Lavoratori, ha lasciato il governo per disaccordi con la sua politica ambientale. Il pallino di questa “pasionaria verde” è l’Amazzonia, da dove peraltro proviene, e di cui è stata senatrice. Il suo programma: promozione della giustizia sociale e dello sviluppo sostenibile. La chiave: inventare un nuovo modello, superando socialismo e capitalismo.