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Ecuador: i giorni difficili del presidente Correa

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Ecuador: i giorni difficili del presidente Correa

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È stato il giorno più duro del mio governo, parola di Rafael Correa:

“Se volete uccidere il presidente, sono qui, uccidetemi. Uccidete un sistema che funziona, uccidete i nostri valori, uccidete la lotta per la libertà. Noi continueremo con la politica della giustizia e della dignità”.

Il presidente ecuadoregno chiede un minuto di silenzio per le vittime della rivolta ma, promette, non ci sarà perdono.

Eletto nel duemilaesette, riconfermato l’anno scorso, Correa si è conquistato la popolarità con misure a favore dei settori più umili e con un approccio duro nel rimborso del debito estero e contro le multinazionali del greggio.

Da giugno, una legge impone nuove regole alle compagnie petrolifere e statalizza petrolio e gas, fonti primarie del reddito del piccolo paese andino.

È un socialismo troppo vicino a quello del venezuelano Hugo Chavez, accusano i detrattori di Correa. Sono suo amico, ma in casa mia comando io, ribatte il presidente che non intende allontanarsi dai principali mercati del paese, Europa e Stati Uniti.