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Dilma Rousseff, guerrigliera dell'economia

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Dilma Rousseff, guerrigliera dell'economia

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Era cominciata per scherzo, poi Dilma Rousseff è diventata sul serio la candidata di Lula. L’ex guerrigliera era pressoché sconosciuta quando il presidente più popolare della storia recente del Brasile l’ha scelta come sua erede. Lei ha giurato di continuare l’opera del suo mentore: “Rappresentiamo il progetto del cambiamento. Lo stesso progetto che ha sollevato il Brasile dalla posizione subordinata che occupava di fronte al Fondo monetario internazionale. Noi siamo quelli che hanno sottratto ventotto milioni di persone alla povertà”.

Nata nel 1947 da padre bulgaro e madre brasiliana, Dilma Rousseff in gioventù partecipa alla lotta armata contro la dittatura militare. Arrestata nel 1970, è condannata a sei anni di carcere, ma viene liberata dopo tre anni, e dopo ripetute torture.

Economista, nel 2000 entra nel Partito dei lavoratori, schierandosi con la corrente moderata. Pragmatica, efficiente ed esigente, nel 2003 Lula le affida il ministero dell’Energia. Nel 2005 è promossa a ministro della Casa Civil, l’equivalente di un primo ministro, in seguito alle dimissioni dei pezzi grossi del governo, travolti da scandali di corruzione.

Al centro della campagna elettorale ha messo le sue capacità manageriali.

“Sono un’economista e ho imparato che l’economia non può solo muovere numeri, ma deve anche migliorare la vita della gente”, dice in uno dei suoi spot.

Spot che la presentano come la “madre del Pac”, il programma di investimenti nelle infrastrutture. Uno dei tanti capitoli ancora aperti in Brasile. Gli altri, li elenca l’analista politico Ricardo Ismael: “Direi che i maggiori problemi nazionali non risolti sono quelli dell’istruzione di base, della sanità pubblica, degli impianti igienici, e della sicurezza pubblica. Benché il Brasile si sia sviluppato, ci sono ancora problemi molto seri in questi campi”.

Nonostante gli innegabili progressi realizzati, infatti, la povertà resta diffusa, tanto che secondo il Programma delle Nazioni unite per lo sviluppo, il Brasile è al terzo posto in America Latina, dopo Bolivia e Haiti, per le ineguaglianze sociali.