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Brasile, economia in piena espansione

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Brasile, economia in piena espansione

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L’ultimo grosso risultato della sua economia il Brasile l’ha raggiunto in borsa. Il 24 settembre il presidente uscente Lula da Silva celebrava il più grande aumento di capitale della storia, varato da Petrobras. La compagnia petrolifera nazionale ha venduto 52 miliardi di euro in azioni, una riprova della fiducia degli investitori nel paese.

Lula in quell’occasione annunciava, orgoglioso: “Non è successo a Francoforte, non è successo a Londra, non è successo a New York: è a San Paolo, nella nostra Bovespa, che abbiamo dato il via al più vasto processo di capitalizzazione nella storia del capitalismo mondiale”.

Un processo avviato con l’obiettivo di finanziare lo sfruttamento degli enormi giacimenti di petrolio scoperti da poco nell’Atlantico. Trovandosi in acque profonde, la trivellazione non sarà semplice, ma nulla sembra scoraggiare questo paese la cui economia si è finalmente risollevata, complici le sue risorse naturali. Ottava economia mondiale, il Brasile è il primo esportatore al mondo di materie prime agricole come caffè, zucchero, pollame, manzo, succo d’arancia, etanolo e tabacco.

Il paese sudamericano, uscito indenne dalla crisi finanziaria, è ripartito ancor più dinamico di prima sulla strada dello sviluppo economico.

Per il 2010, il governo prevede una crescita al 6,5 per cento. Il tasso di disoccupazione è al 6,7 per cento e l’inflazione al 5,5.

Il segreto di questa salute è un sapiente equilibrio fra una politica favorevole all’economia di mercato e le politiche sociali avviate da Lula. Una ricetta che fa sì che il consumo interno funzioni a pieno regime.

Dal 2003, 29 milioni di brasiliani sono entrati a far parte della classe media, che costituisce ormai più della metà della popolazione. 20 milioni e mezzo sono usciti dalla povertà.

Non abbastanza però su 195 milioni di persone. Il Brasile ha ancora molta strada da fare per raggiungere il livello dei paesi ricchi. Le prossime sfide sono ulteriori investimenti nell’istruzione, nella produttività, ma anche nelle infrastrutture, soprattutto strade, porti e aeroporti. Gli investitori hanno di che leccarsi i baffi.