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Bosnia-Erzegovina, un Paese diviso

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Bosnia-Erzegovina, un Paese diviso

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Brcko, un esempio per il resto della Bosnia-Erzegovina. Distretto con statuto speciale, sotto supervisione internazionale, dove convivono l’una accanto all’altra le tre comunità del Paese.

Bosniaco, serbo e croato, anche l’amministrazione funziona in tre lingue. L’economia di questa zona, tra le più ricche della Jugoslavia ante-guerra, è stata rilanciata dopo la creazione del distretto.

Un’isola all’interno del puzzle bosniaco e dove la convivenza tra le comunità è messa comunque a dura prova, vista la diffidenza reciproca che regna nel Paese, 15 anni dopo la fine della guerra.

L’architettura istituzionale della Bosnia-Erzegovina è complessa: una presidenza tripartita, un parlamento centrale e due assemblee, una per la Republika Srpska, una per la Federazione croato-musulmana. L’Europa chiede il rafforzamento delle istituzioni centrali.

Una giornalista bosniaca sottolinea le distanze ancora esistenti: “Il problema in Bosnia-Erzegovina è che c‘è ancora chi nega l’esistenza di crimini, il primo ministro della Republika Srpska ritiene ancora che non ci fu genocidio a Srebrenica”, afferma Dzenana Karup Drusko.

La retorica nazionalistica è presente dall’una e dall’altra parte. La volontà di separarsi sembra prevalere.

Il presidente musulmano Haris Silajdzic accusa i serbi di ostacolare il cammino del Paese verso l’Europa e ha ventilato un’eventuale secessione dalla Republika Srpska.

Il primo ministro dell’entità serba Milorad Dodik ha agitato più volte negli ultimi mesi la minaccia dell’indipendenza se si rimettesse in causa l’autonomia della Repubblica serba di Bosnia.

Dalle politiche del 2006 le riforme chieste dall’Europa sono in una situazione di stallo. Cosa cambierà dopo queste elezioni?. “Non ci aspettiamo un cambiamento radicale in quest’occasione, per la semplice ragione che le retoriche nazionalistiche permeano più o meno l’intera elite politica in Bosnia-Erzegovina”, sostiene Galia Glume, docente dell’Università cattolica di Lovanio. “C‘è un fondo di paura che permane nelle due società, nelle tre comunità che restano profondamente divise, che vivono assieme, ma separate”.

A mostrare progressi l’esercito. Qui le tre comunità sono proporzionalmente rappresentate. Unificare il Paese resta comunque la sfida della Bosnia-Erzegovina nel futuro prossimo.