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Coloni in festa, diplomazia in allarme. Cisgiordania verso il dopo-moratoria

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Coloni in festa, diplomazia in allarme. Cisgiordania verso il dopo-moratoria

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Festa tra i coloni ebrei per la scadenza della moratoria sulla costruzione degli insediamenti in Cisgiordania. Una bomba a orologeria che è stato impossibile disinnescare e che ancora rischia di far saltare i negoziati diretti di recente ripresi da israeliani e palestinesi.

La posa di una prima pietra, il simbolico gesto con cui alcuni coloni hanno preceduto l’ufficiale ripresa delle costruzioni. Scaduto quello per il prolungamento della moratoria, riprende adesso un altro conto alla rovescia. Ora “X” il 4 ottobre: data in cui la Lega Araba si riunirà per deliberare sul futuro dei colloqui di pace.

Ritiro dal tavolo delle trattative in caso di mancato rinnovo della moratoria, la posizione ribadita dal presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Mahmud Abbas anche ai recenti incontri di Gerusalemme. Minacce che hanno indotto la comunità internazionale a stringersi in un ultimo, e finora inutile, pressing su Tel Aviv.

Battuta d’arresto, che molti si rifiutano però di chiamare “sconfitta”. Mentre la Casa Bianca continua a far mostra di ottimismo, il ministro della difesa israeliano Ehud Barak si affida ai numeri: al 50%, ha detto, le possibilità di un accordo sugli insediamenti. Molto più alte, quelle di arrivare alla pace.