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Alzheimer, priorità sanitaria, ma anche economica


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Alzheimer, priorità sanitaria, ma anche economica

Non solo un problema sanitario e sociale, ma un colossale fardello economico. È la demenza senile, in primo luogo l’Alzheimer, di cui si è celebrata martedì la giornata mondiale. In quest’occasione, l’associazione Alzheimer Disease International ha pubblicato un rapporto redatto in collaborazione con alcuni ricercatori europei.

Il documento prende in considerazione i costi della demenza, stimati per il 2010 intorno ai 460 miliardi di euro, corrispondenti all’1 per cento del pil mondiale. Viene fatto presente che, se fosse uno Stato, si tratterebbe della diciottesima economia del mondo, e se fosse un’impresa, sarebbe la compagnia più ricca del pianeta.

Tutto denaro che non serve a debellare l’Alzheimer, che resta una malattia incurabile nonostante la ricerca ci lavori da anni. Il rapporto lancia quindi un appello ai governi, invitandoli a fare della demenza una priorità in collaborazione con l’Oms.

Anche perché i costi sono destinati a crescere, soprattutto nei paesi a basso e medio reddito. I primi, in particolare, registrano il 14 per cento di tutti i casi mondiali, ma spendono meno dell’uno per cento. I paesi ricchi, dove si conta meno della metà dei casi, sono invece responsabili quasi del 90 per cento delle spese.

In alcuni paesi, come il Regno Unito, la demenza senile è già la malattia più costosa. E la tendenza, con l’invecchiamento della popolazione, può solo peggiorare. Perché più si invecchia, più crescono le probabilità di sviluppare in particolare l’Alzheimer.

Malattia che colpirebbe oggi, secondo le ultime stime, 35 milioni di persone in tutto il mondo. Una cifra che potrebbe raggiungere i 66 milioni fra vent’anni e i 115 fra quaranta. Il tutto tenendo conto del fatto che a 85 anni si ha il 50 per cento di probabilità di contrarre il morbo. Secondo l’Alzheimer Disease International, siamo di fronte alla “più grave crisi sanitaria e sociale del ventunesimo secolo”.

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