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Akesson, fra sdoganamento e disoccupazione

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Akesson, fra sdoganamento e disoccupazione

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Jimmie Akesson, 31 anni, è il volto della nuova estrema destra svedese. Militante nei Democratici di Svezia dall’età di 15 anni, Akesson è riuscito in cinque anni, da quando è a capo del partito, nell’impresa di portare in parlamento una formazione pressoché inesistente alle elezioni precedenti.

Giovane, sorridente e di buona famiglia, Akesson, guidato dalla direzione ideologica del partito nella ricerca di una via fra estremismo e populismo, non si concede ambiguità.

“Il nostro partito – spiega all’indomani del suo trionfo – vuole dare la massima penetrazione ai temi che ci interessano, cioè una politica d’immigrazione responsabile, un giro di vite contro la criminalità e una vecchiaia dignitosa”.

Il suo successo nasce dall’essere riuscito a sdoganare l’estrema destra nella percezione degli svedesi, svincolandola dall’ombra del movimento “Manteniamo la Svezia svedese”, che ha dato nascita ai Democratici di Svezia. I suoi oppositori lo definiscono razzista, lui preferisce dirsi “conservatore”, sottolineando però le differenze rispetto agli altri partiti.

Cioè lo sguardo puntato sulla relazione fra immigrazione e criminalità.
Il partito ha anche giocato sul vittimismo, denunciando atti vandalici nei suoi confronti e la presunta censura dei media in occasione della campagna elettorale.

Ora si vantano di essere riusciti ugualmente a far passare il messaggio. Un messaggio che, secondo i sondaggi, sarebbe stato accolto soprattutto dai giovani, in particolare da chi votava per la prima volta. In un contesto di crisi economica e di tagli al welfare , e nonostante una crescita al 4,7 per cento, il tasso di disoccupazione resta alto anche in Svezia. A giugno risultava in cerca di un’occupazione il 9,5 per cento della popolazione attiva, una cifra che però superava il 21 per cento fra i giovani tra i 20 e i 24 anni.

La crisi economica non basta però a spiegare un fenomeno che si sta espandendo a macchia d’olio in tutta Europa. Lo scorso giugno gli olandesi hanno mandato in parlamento 22 seguaci del populista Geert Wilders.

In aprile era toccato all’Ungheria, con lo Jobbik, promuovere a deputati esponenti dell’estrema destra.