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Gerusalemme, terzo round dei negoziati di pace

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Gerusalemme, terzo round dei negoziati di pace

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Mano nella mano con Simon Peres, Hillary Clinton è a Gerusalemme per dire insieme che i colloqui di pace entrano nel vivo e vanno nella direzione giusta, verso l’obiettivo difficile ma non impossibile di due stati per due popoli, entro un anno.

“Dobbiamo lavorare con grande dinamismo e determinazione”, ha detto il presidente israeliano, “E voglio dire in modo chiaro, sulla base della mia lunga esperienza in Medio Oriente, nessuno ha un’alternativa migliore”.

Lo status quo è insostenibile, conferma il segretario di stato americano, è tempo di decidere: “Ci saranno sempre ostacoli e contrattempi, è inevitabile. È più facile rimandare le decisioni critiche piuttosto che prenderle, sedersi ai margini piuttosto che rimboccarsi le maniche, è sempre più facile dubitare che credere”.

Ieri, a Sharm el-Sheikh, Netanyahu e Abbas hanno avviato un dialogo che Washington ha definito serio e costruttivo. Ma, avverte, perché i negoziati possano continuare è necessario prolungare la controversa moratoria sulle nuove costruzioni israeliane in Cisgiordania e a Gerusalemme est, che scade il 26 di settembre. Proroga che israele sembra non voler concedere.