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Vince il sì, restano le divisioni. La Turchia si interroga

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Vince il sì, restano le divisioni. La Turchia si interroga

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La vittoria del “sì” non cancella perplessità e divisioni. Mentre per le strade vanno in scena i festeggiamenti per i risultati del referendum costituzionale, l’altra metà della Turchia si interroga sulla spaccatura del paese.

Un successo che, proprio in questo contesto, assume per la maggioranza islamico-moderata del premier Erdogan il valore di schiaffo ai militari laici e investitura per un terzo mandato alle legislative del 2011.

“Facciamo appello a tutte le forze politiche turche a unirsi a noi – ha detto il Erdogan, commentando i risultati – e a contribuire a una nuova visione della democrazia per il nostro paese”.

Parole implicitamente rivolte all’altra Turchia: quel 42% di “no”, che insieme al 23% degli astenuti, indebolisce il peso politico del 58% di “sì”, incassati dalla riforma.

“Non sono risultati che porteranno alla riappacificazione – il giudizio dell’analista Ayse Karabat -. E’ da anni che la Turchia è profondamente spaccata e l’esito delle urne non fa che dimostrare come sia una situazione ancora destinata a durare”.

Traguardo di democrazia o assoggettamento del potere giudiziario a quello politico, le interpretazioni del voto che dividono componenti laiciste e islamico moderate. Risultati, che in attesa della prova dei fatti, vengono intanto celebrati da Bruxelles come un “passo nella giusta direzione” dell’avvicinamento di Ankara all’Unione Europea.