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Turchia, la riforma della Costituzione divide

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Turchia, la riforma della Costituzione divide

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È nel giorno del 30 esimo anniversario del golpe militare in Turchia che i Turchi sono chiamati a pronunciarsi sulla riforma costituzionale.
Quella Costituzione adottata nel 1982, dopo il golpe militare, il terzo della storia turca e il più sanguinoso, è da sempre il bersaglio di critiche da parte del Consiglio d’Europa, che ritiene importante la riforma della legge fondamentale.
Il pacchetto di 26 emendamenti è descritto dal governo come l’unico modo per avanzare sulla strada della democrazia e agevolare l’avvicinamento all’Europa.

Tra i punti più rilevanti vi è la fine dell’immunità per gli autori dell’ultimo colpo di Stato, cui si riferiscono queste rarissime immagini, che potrebbero essere giudicati, anche se per alcuni giuristi i fatti sono ormai caduti in prescrizione.

La riforma garantisce un maggiore controllo della politica sulle forze armate, i cui massimi rappresentanti potranno essere giudicati dalla magistratura civile e non solo da corti marziali.
Lo scioglimento di una formazione politica non sarà più possibile se non con il voto favorevole di due terzi del Parlamento. Oggi questo potere è incarnato dalla magistratura: nel 2007 il partito al potere l’Akp fu chiamato in giudizio dal procuratore capo Abdurrahman Yalcinkaya, nel tentativo di metterlo al bando.

La Corte costituzionale passa da 11 a 17 membri, di cui tre nominati dal Parlamento. I cittadini potranno rivolgersi a questa, in ultima istanza, per la tutela dei diritti dell’uomo.

La riforma garantisce maggiori diritti alle fasce più deboli della popolazione, migliora la capacità di contrattazione salariale dei lavoratori e dà maggiore impulso ai diritti umani e incentiva l’ugualglianza tra uomo e donna.

Infine il primo articolo della Costituzione dice a chiare lettere che i bambini devono essere protetti e tutelati.