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Turchia, Bruxelles promuove riforme con riserva

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Turchia, Bruxelles promuove riforme con riserva

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Nel quartiere turco di Bruxelles, c‘è chi il suo voto lo ha già espresso. Bastava recarsi in Turchia nelle ultime settimane per aver l’opportunità di votare in anticipo, prima di lasciare il paese.

In questo caffé, sede di un’associazione dedicata al padre della Turchia moderna Kemal Ataturk, le riforme prospettate dal referendum sono considerate con sospetto.

“Se passerà il si, la magistratura ne uscirà squalificata. I giudici laici saranno rimpiazzati da una commissione di magistrati islamici che decideranno dell’applicazione delle leggi nel nostro paese”.

Non tutti la pensano così nella comunità turca di Bruxelles. Anche qui, il partito di maggioranza ha i suoi sostenitori.

“Ho votato si perché penso che il governo farà delle ottime cose per il nostro futuro, per i nostri figli, per il popolo. Stanno lavorando egregiamente per la Turchia”.

Durante la campagna referendaria, i partiti politici turchi si sono divisi tra i sostenutori del si, primo fra tutti la formazione del premier Erdogan; quelli del no, capeggiati dall’opposizione nazionalista; e infine quelli che vogliono boicottare lo scrutinio.

L’eurodeputata Ria Oomen-Ruijten, Popolari: “A nessuno dovrebbe essere impedito di recarsi alle urne, tutti dovrebbero avere il diritto di votare, di dire si o no. Alcuni partiti di opposizione ritengono che i cittadini turchi non dovrebbero andare a votare e penso che questo non sia saggio”.

Dal canto suo, la Commissione europea ha espresso un giudizio positivo sul pacchetto di riforme, ma si è rammaricata del fatto che la proposta non sia stata preceduta da un dibattito con la società civile.

Rispondendo alle inquietudini manifestate da alcuni intellettuali turchi, ha consigliato vigilanza sulla riforma della giustizia.

L’eurodeputato Hannes Swoboda, socialisti: “Si, avrei preferito un dibattito più animato. Forse sarebbe stato possibile trovare un’intesa se ci fosse stata una discussione più approfondita, naturalmente sarebbe stato meglio. Ma bisogna rispettare le decisioni della Turchia”.

Il partito di Erdogan, che affronterà il test delle legislative tra meno di anno, ha presentato le riforme come una corsia privilegiata per l’ingresso della Turchia nell’Unione europea.