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Messico come Colombia vent'anni fa, dice Hillary Clinton

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Messico come Colombia vent'anni fa, dice Hillary Clinton

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Sparatorie tra narcos e militari, fosse comuni piene di cadaveri, sindaci uccisi. Scene e notizie pressoché quotidiane in Messico, dove la guerra della droga ha ormai ucciso quasi 30.000 persone dall’arrivo al potere del presidente Felipe Calderon nel 2006. Il Segretario di Stato Hillary Clinton ha affrontato la questione a margine di un vertice sulla politica estera a Washington: “Dobbiamo affrontare una crescente minaccia da parte di una rete di trafficanti di droga ben organizzata – ha detto -, per certi versi la si può considerare un’insurrezione in Messico e in America Centrale”.

La guerra della droga si combatte soprattutto lungo il confine tra Messico e Stati Uniti, uno dei fronti più caldi per Washington. Una situazione paragonabile a quella di vent’anni fa in Colombia, quando i boss del narcotraffico controllavano parti del Paese, ha detto la Clinton. Un paragone che non piace al Messico: “Preferiamo non commentare – dice Alejandro Poire, portavoce del governo messicano – . C‘è una bella differenza tra quello che la Colombia ha dovuto affrontare all’epoca e quello che noi dobbiamo affrontare ora. Ci sono alcune somiglianze, certo”.

Riferimento all’elevata richiesta di droga sul mercato statunitense, che alimenta una guerra fatta anche di riciclaggio di denaro, traffico di armi ed esseri umani, nella quale, a farne le spese, sono sempre più migranti in cerca di superare il confine. Come gli oltre settanta massacrati il mese scorso. Le autorità messicane hanno arrestato sette presunti narcotrafficanti considerati coinvolti nella vicenda.