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"Colpa anche altrui". La marea nera secondo BP

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"Colpa anche altrui". La marea nera secondo BP

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Un concatenarsi di errori tecnici e umani, imputabili a diversi soggetti. Questa la formula a cui l’inchiesta interna di BP si è affidata per illustrare le cause della marea nera.

I vertici del colosso petrolifero negano lo scaricabarile, ma puntano il dito anche all’esterno della compagnia. Corresponsabili, secondo la loro ricostruzione, sarebbero in particolare anche Transocean e Halliburton: due società appaltatrici, incaricate rispettivamente della trivellazione e poi dell’otturazione del pozzo di Macondo, che per quasi tre mesi ha riversato petrolio nel Golfo del Messico.

“E’ come nel caso degli incidenti aerei – spiega Leo Drollas, esperto del londinese Centre for Global Energy Studies : quando qualcosa va storto, non c‘è mai un solo responsabile. Spesso si tratta di una combinazione di errori, malintesi e falle procedurali. E tutto questo credo riassuma il problema”.

BP riconosce tuttavia di aver male interpretato alcuni test alla sicurezza, che avrebbero potuto evitare l’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon. Ammissione, che insieme all’annunciato fondo da 20 miliardi di dollari, potrebbe però non bastare a riparare ai danni. E che certo non restituirà la vita agli 11 operai morti nell’incidente.