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MO: Netanyahu e Abbas, la stretta di mano della speranza

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MO: Netanyahu e Abbas, la stretta di mano della speranza

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Un’altra Clinton, altri protagonisti ma, a 17 anni dagli accordi di Oslo, la stessa speranza nella stretta di mano tra un leader israeliano e uno palestinese.

E’ il gesto che sancisce il nuovo avvio del processo di pace. Nessuna illusione: Obama deve dimostrare di aver meritato il Nobel, Netanyahu e Abbas gestire le rispettive tensioni. Tutti coscienti delle enormi difficoltà.

“Abbiamo l’opportunità unica di porre fine a un secolo di conflitto” ha detto il Premier israeliano. “Affrontiamo questa sfida per fermare lo spargimento di sangue e assicurare un futuro di speranza ai nostri figli e ai nostri nipoti”.

L’agenda è fissata: 14 e 15 settembre il prossimo incontro tra Bibi Netanyahu e il Presidente dell’Anp. Poi una riunione ogni due settimane.

“Lavoreremo su tutti i punti chiave per la definizione dello status definitivo” ha ricordato Abbas. “Gerusalemme, gli insediamenti, i confini, la sicurezza, l’accesso all’acqua oltre al rilascio dei prigionieri. Il tutto per porre fine all’occupazione cominciata nel 1967, l’occupazione dei territori palestinesi, e per la creazione di uno Stato palestinese”.

Il pessimismo delle rispettive popolazioni è palpabile, ma l’ottimismo seppur cauto di alcuni dirigenti è tale che il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak ha anticipato la possibilità d’accordo sul nodo cruciale: Gerusalemme. Israele sarebbe pronta a cedere la parte araba. Uno status ad hoc per la Città Vecchia, il Monte degli Ulivi, la Città di David.