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Inbar: "Non bisogna cercare la pace a ogni costo"

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Inbar: "Non bisogna cercare la pace a ogni costo"

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Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha detto che una pace vera può esserci solo a prezzo di concessioni dolorose.

Il presidente palestinese Mahmud Abbas dal canto suo ha minacciato di interrompere i negoziati se Israele non estenderà la moratoria sugli insediamenti oltre il 26 settembre.

Compito arduo per Netanyahu, che deve vedersela con una parte della sua coalizione contraria al blocco delle colonie.

Abbiamo sentito il professor Efraim Inbar, direttore del centro di studi strategici Begin-Sadat.

Jon Davies, euronews: “Lei conosce Benjamin Netanyahu, come pensa che riuscirà a fare concessioni dolorose, quando ha una tale opposizione all’interno del suo stesso governo?”

Efraim Inbar: “Ci sono naturalmente questioni sulle quali non c‘è nessuna possibilità di fare concessioni, come la richiesta palestinese di portare i profughi dentro Israele, o quella di controllare il Monte del Tempio a Gerusalemme, che è il luogo più sacro per gli ebrei. Su queste questioni Netanyahu è appoggiato da una grande maggioranza di Israeliani. E tutti noi, io incluso, siamo fermamente contrari a questo tipo di concessioni. Ma in termini di concessioni territoriali, penso che Netanyahu abbia un ampio margine d’intervento. E la popolazione fondamentalmente appoggia la soluzione a due stati, e la necessità di fare concessioni. E anche di smantellare, se necessario, parte degli insediamenti”.

euronews: “Questo significa che c‘è spazio per concessioni sulla questione degli insediamenti ebraici in Cisgiordania e a Gerusalemme est?”

Efraim Inbar: “La questione di Gerusalemme è molto sensibile. Non penso che gli israeliani in questa fase siano pronti a cedere al controllo palestinese quel che è chiamato il Bacino Sacro intorno al Monte del Tempio. Ci può essere una disponibilità a cedere alcuni quartieri arabi di Gerusalemme est, ma non so se gli arabi di quei quartieri vogliano davvero diventare parte dell’Autorità palestinese. In realtà, sentiamo voci nitide fra gli arabi di Gerusalemme est che chiedono un referendum, perché non sono molto attratti dalla prospettiva di diventare parte della corrotta, antidemocratica e autoritaria entità palestinese”.

euronews: “Mahmud Abbas si è detto fiducioso che la scadenza di un anno imposta dagli americani sia fattibile per un accordo di pace, ma sembra un periodo di tempo estremamente breve. Non pensa?”

Efraim Inbar: “Dagli Accordi di Oslo sono passati già 17 anni, e non c‘è stata la possibilità di un accordo, perciò se accadesse in un anno penso che nessuno sarebbe dispiaciuto – a eccezione degli estremisti – ma a voler essere realisti penso che ci siano problemi piuttosto inestricabili, e ci vorra più di un solo anno per cercare di risolverle. Io sosterrei un approccio diverso: penso che dovremmo occuparci di gestire il conflitto piuttosto che cercare di risolvere tutti i problemi. E cercare di limitare le sofferenze nel frattempo, piuttosto che pianificare una pace grandiosa che, se fallisce, provocherà ancora più amarezza e potrebbe essere causa di nuove violenze”.