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Iraq. Dopo il disimpegno gli Usa premono per la formazione di un governo

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Iraq. Dopo il disimpegno gli Usa premono per la formazione di un governo

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Ora la missione diventa politica. Con l’operazione “nuova alba” cambia il ruolo degli Stati Uniti in Iraq. I soldati americani, meno di 50mila, si dedicheranno alla formazione delle forze irachene. A sette anni e mezzo dall’inizio della guerra per il Paese “stabilità” è ancora una parola sconosciuta.

“Le truppe irachene si stanno assumendo la responsabilità principale per quanto riguarda la sicurezza del loro Paese”, ha affermato il vicepresidente statunitense Joe Biden. “Ma l’impegno degli Stati Uniti con l’Iraq continuerà con la missione che comincia oggi, l’operazione nuova alba”.

La classe politica irachena non è ancora riuscita a forgiare un nuovo governo nonostante siano passati quasi sei mesi dalle elezioni.

Il vicepresidente statunitense Joe Biden ritiene che un accordo non sia lontano: “Gli iracheni di tutte le comunità hanno votato in massa”, ha detto, “si aspettano un governo che rifletta il risultato del voto che loro hanno espresso”.

“E’ necessario che i politici iracheni pongano l’interesse nazionale al di sopra del proprio”, ha aggiunto Biden. “Li esorto fortemente a eguagliare il coraggio mostrato dai loro cittadini portando a conclusione il processo di formazione del governo. Credo che lo faranno presto”.

Nel giorno del suo discorso a Baghdad Joe Biden ha incontrato lo sciita Ammar-al Hakim, leader del Consiglio Supremo islamico iracheno.

Con un Paese senza esecutivo e in preda alla violenza, alcuni considerano inopportuno il ritiro statunitense.

‘‘L’Iraq è un Paese senza governo e senza sovranità. E’ un facile boccone che qualsiasi Stato può accaparrarsi. Andati via i soldati americani, arriveranno gli iraniani”, sostiene Khalid Ibrahim, abitante di Baghdad.

‘‘Speravo che i militari statunitensi lasciassero l’Iraq, ma non ora”, afferma un altro residente della capitale, Fadhil Hashim.

Le autorità irachene hanno intensificato i checkpoint dopo l’annuncio che la guerra è finita. Circa 4400 soldati americani caduti dal 2003. Ma anche i civili hanno pagato un pesante tributo con almeno centomila vittime.

Il vicecomandante della sicurezza irachena ritiene dal canto suo che il momento del disimpegno sia giusto: “Non credo che il ritiro statunitense sia stato troppo rapido”, afferma il generale Nasir al-Ibadi. “Ci alleniamo e combattiamo per contrastare i ribelli fin dal 2005 e siamo stati preparati a questo dalla coalizione, dagli Americani”.

La guerra in Iraq è costata agli Stati Uniti mille miliardi di dollari, ora l’attenzione si sposta sull’Afghanistan, dove Washington intende concentrare la lotta contro il terrorismo. Entro il 2011 dovrebbero tornare a casa anche i soldati rimasti ad addestrare le truppe irachene.

“Gli Stati Uniti hanno bisogno di orientare altrove il loro impegno militare, in particolare in Afghanistan”, sostiene un analista iracheno, Faisal Naser. “La situazione economica e i costi esorbitanti pagati dagli Stati Uniti per la presenza in Iraq, tutti questi fattori hanno accelerato il ritiro delle forze di combattimento statunitensi”.

“Solo il tempo potrà stabilire se l’invasione del 2003 è servita all’Iraq”, ha commentato il ministro della difesa statunitense Robert Gates.