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Solidarnosc festeggia 30 anni. Senza Walesa

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Solidarnosc festeggia 30 anni. Senza Walesa

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Tre decenni di lotte sindacali, politiche, di solidarietà. La Polonia festeggia oggi i 30 anni di Solidarnosc, il sindacato che minò nelle fondamenta il blocco sovietico. Stasera le celebrazioni culmineranno a Danzica, epicentro del terremoto sindacale di quel 1980.

Lech Walesa, però, non ci sarà. Il leader storico di Solidarnosc è in rotta con il movimento, dice che non dovrebbe più fare politica, ma concentrarsi sull’azione sindacale. E non accetta che la sua creatura abbia appoggiato Jaroslaw Kaczinski alle ultime presidenziali. Una creatura di cui ricorda con emozione gli exploit: “Se qualcuno mi avesse detto allora che avrei vissuto un’epoca in cui non ci sarebbero stati né comunisti né sovietici, in cui la Polonia sarebbe stata uno Stato sovrano e indipendente, non avrei mai creduto di poter raggiungere un risultato del genere”.

Il 31 agosto 1980, il vice premier polacco firma l’accordo che autorizza la formazione di sindacati indipendenti. Tutto è cominciato due settimane prima, con lo sciopero dei cantieri navali di Danzica. Gli operai protestano contro l’aumento dei prezzi e il licenziamento della collega Anna Walentynowicz per ragioni politiche.

Lech Walesa, elettricista dei cantieri di Danzica, si mette a capo di un movimento che si estenderà a tutto il paese. A Solidarnosc finiscono per aderire 10 milioni di lavoratori su 13, inclusi diversi intellettuali dissidenti. L’obiettivo diventa presto politico: lo smantellamento del monopolio del partito comunista.

Ma nel dicembre del 1981, il generale Jaruszelski impone la legge marziale. I leader di Solidarnosc vengono arrestati, e il sindacato è messo fuori legge.

Esce dalla clandestinità nel 1989, e vince le elezioni. Walesa diventa presidente. Il terremoto sindacale ha provocato uno tsunami politico che finirà per travolgere il muro di Berlino.