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Parigi cerca sponda europea su espulsioni dei rom

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Parigi cerca sponda europea su espulsioni dei rom

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Mentre il governo di Parigi continua con la politica del rinvio dei rom nei loro paesi d’origine, dentro e fuori la Francia le polemiche si moltiplicano.

Questo campo rom vicino a Lilla, nel nord del paese, è stato smantellato la settimana scorsa. Dal 28 luglio, quando il presidente Sarkozy ha lanciato la sua crociata contro i campi abusivi, circa 980 rom sono stati ricondotti in Bulgaria e in Romania. Di questi, 151 sono stati espulsi perché in situazione irregolare.

La questione provoca però i primi malesseri tra i membri del governo.

“Venticinque anni fa – ha dichiarato il ministro degli esteri Kouchner – Romania e Bulgaria non facevano parte dell’Unione e il muro di Berlino era ancora in piedi. Oggi, l’Europa è una realtà e ognuno è responsabile di integrare la propria popolazione. Mi si spezza il cuore – ha aggiunto – quando vedo, non soltanto i rom, ma soprattutto loro, venire malmenati, sfruttati, i loro bambini drogati per sembrare malati e suscitare pietà… questa gente è oppressa, addirittura resa schiava. Come fare per aiutarli: dando le dimissioni? Ci ho pensato”.

Analoghe perplessità sono state espresse anche dal ministro della difesa Morin. E a Parigi si cerca una sponda europea: il ministro dell’immigrazione Besson sta per incontrare i commissari europei incaricati della questione, nella speranza di trovare una soluzione che stemperi le polemiche.

Critiche arrivano anche dal center for European Policy Studies, secondo il quale non ha senso parlare di espulsioni collettive, come ha fatto Sarkozy. Trattandosi di cittadini europei, ogni caso andrebbe esaminato individualmente.

Il primo ministro Fillon ha ribadito che le iniziative del suo governo non violano alcuna direttiva europea e sostiene che l’unica vera soluzione al problema sarebbe una migliore integrazione dei rom nei loro paesi di origine.