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L'Iraq post-Usa. Senza servizi e sicurezza

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L'Iraq post-Usa. Senza servizi e sicurezza

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Quale Iraq gli Stati Uniti lasciano dietro di sé, dopo sette anni e mezzo di guerra?

Gli analisti fanno un bilancio in chiaroscuro. L’unico risultato indiscutibilmente positivo – dicono – è stata la fine di 35 anni di dittatura da parte di Saddam Hussein. Che però, mal gestita dagli occupanti stranieri, ha sprofondato il paese nel caos.

Gli americani partono lasciando un’eredità di violenza, e una giovane democrazia in preda alla paralisi politica.

Dalle elezioni del 7 marzo scorso non è uscita una maggioranza chiara. Le due formazioni principali hanno avviato negoziati per un’alleanza di governo, che hanno però deciso di interrompere il 16 agosto. A quasi sei mesi dalla consultazione, non si vede la luce in fondo al tunnel.

Quest’instabilità politica è naturalmente terreno fertile per la violenza. Violenza che sarà gestita ora dagli iracheni, i quali però, secondo i responsabili militari locali, non sono ancora in grado di lavorare da soli. L’attentato del 17 agosto contro un centro di reclutamento a Bagdad, che ha fatto una sessantina di vittime, sembra confermarlo.

Anche perché si rischia il ritorno delle violenze interconfessionali. Lo scorso febbraio più di cento persone sono morte durante il pellegrinaggio sciita di Kerbala. Non sono certo più le cifre del 2006 e del 2007, ma in Iraq vengono uccise ancora 300 persone al mese.

E per chi resta in vita, è una vita non facile. Con la partenza degli americani, molti progetti sono stati abbandonati. I servizi pubblici non funzionano, mancano acqua potabile ed elettricità. Gli aiuti internazionali restano indispensabili, dice Daniel Andres, dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati: “È molto importante che i paesi post-conflitto o in transizione – perché una parte è ancora in conflitto – ricevano supporti sufficienti per un certo periodo, perché le statistiche mostrano che la maggior parte delle situazioni post-conflitto tornano a degenerare in conflitti nel giro di sette anni”.

In estate, gli iracheni possono godere in media solo di due ore di elettricità al giorno. Frigoriferi e climatizzatori spenti a 50 gradi all’ombra. A sette anni dalla caduta di Saddam, il bilancio degli esperti può essere in chiaro scuro, ma gli iracheni, privi di servizi di base e sicurezza, non vedono sfumature.