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Iraq, il prezzo della liberazione

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Iraq, il prezzo della liberazione

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“Tutti questi decenni di inganni e crudeltà sono ora giunti alla fine. Saddam Hussein e i suoi figli devono lasciare l’Iraq entro quarantottore. Un rifiuto provocherebbe un conflitto militare in un momento scelto da noi”.

Il mondo è migliore o peggiore il 17 marzo 2003, giorno in cui George Bush pronuncia quest’ultimatum? La Casa Bianca di certo vuol far credere che un intervento in Iraq lo renderebbe migliore. È così che tre giorni dopo scatta l’operazione “Shock and Awe”.

Parallelamente ai bombardamenti, 100 mila soldati sbarcano nel paese, americani e britannici sotto il comando Usa. Sono i primi di una lunga serie. I risultati arrivano in fretta: è la caduta del regime di Saddam. L’Iraq cosiddetto “liberato”, però scivola nella guerra civile, i marines restano intrappolati nel pantano iracheno.

All’inizio, della coalizione fanno parte 330 mila soldati,250 mila – cioè più dei due terzi – sono americani. Quando Obama sale al potere nel gennaio del 2009, ne sono rimasti 141 mila. Fino al 2011 ne rimarranno meno di 50 mila.

Un conflitto presentato come un’operazione di liberazione si è trasformato in un’occupazione malvista, sul posto, negli Stati Uniti e nel resto del mondo. Una presenza impopolare e contestata. Le armi di distruzione di massa, principale giustificazione della guerra, sono risultate inesistenti, il terrorismo non è stato sconfitto, la politica è paralizzata e le perdite sono pesanti.

Quasi 5 mila soldati della coalizione hanno lasciato la vita in Iraq, in stragrande maggioranza americani. Quasi 32 mila sono stati feriti. E circa 100 mila civili iracheni sono rimasti uccisi in attentati e scontri.

Nel 2004 gli americani non si sono ancora resi conto della piega che stanno prendendo gli eventi, e Bush viene rieletto. Ma quattro anni dopo, la situazione è cambiata. La maggior parte degli elettori non capisce il perché della presenza delle loro truppe in un paese così lontano. E l’immagine degli Stati Uniti nel mondo, e soprattutto in Europa, è fortemente compromessa.

Non è più così oggi. L’opinione pubblica, negli States e altrove, tira un sospiro di sollievo nel vedere i marines che tornano a casa. Il prezzo pagato per mettere fine alla dittatura è stato alto. Se lo valesse o no, è ancora tutto da stabilire.