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Giappone, ministro giustizia apre camera esecuzioni

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Giappone, ministro giustizia apre camera esecuzioni

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La sala della preghiera, con il suo tempio e la statuetta di Budda, è quella che precede la stanza dell’impiccagione.

Il braccio della morte nelle carceri giapponesi ha aperto le porte, per la prima volta, ai media nazionali: una scelta con cui il ministro della giustizia spera di aprire il dibattito in un paese dove la stragrande maggioranza della popolazione è favorevole alla pena capitale.

A parte il cappio e la botola, si vede quasi tutto, compresa la stanza dei bottoni: tre, affinché i carcerieri non sappiano chi di loro ha spinto quello fatale.

“La mia intenzione – ha spiegato il ministro – è fornire informazioni sulla pena di morte per incoraggiare un dibattito pubblico sulla questione e chiarire le conseguenze che può produrre”.

Un intento nobile che rischia però di avere scarso successo: secondo un recente sondaggio, l’86% dei giapponesi è convinto dell’efficacia della pena di morte e non desidera abolirla.

“Se i miei figli fossero uccisi da un criminale, per il responsabile non chiederi altro che la pena capitale”.

“Non voglio che un criminale abbia la possibilità di pentirsi, non voglio che possa un giorno essere reintegrato nella società”.

Attualmente sono 107 i detenuti in attesa di un’esecuzione che può arrivare dopo anni. Il condannato ne ignora la data fino al giorno stesso della sua impiccagione.