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Rom, europei senza diritti

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Rom, europei senza diritti

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Rappresentano la minoranza etnica più numerosa d’Europa. Si pensa che vengano dall’India, da dove sarebbero partiti fin dal primo millennio dopo Cristo, per raggiungere l’Europa nei secoli successivi. Il nome “Rom” non ha niente a che fare con la Romania, deriva da una parola indi che significa “uomo”.

I Rom sono tornati al centro dell’attualità dopo che la Francia ha deciso di rimpatriarne 700 entro la fine di agosto. Una decisione presa a seguito di incidenti avvenuti in queste settimane, ma che ricalca misure già attuate in passato: l’anno scorso, ad esempio, ne sono stati rimpatriati 10 mila. Ma dal 2007 Romania e Bulgaria, i due paesi di cui sono principalmente originari questi nomadi, fanno parte dell’Unione europea.

Di conseguenza, come ha ricordato di recente il portavoce della Commissione, “I Rom sono esattamente come qualunque altro europeo, sono cittadini europei a pieno titolo, e hanno il diritto di muoversi liberamente e senza restrizioni all’interno dell’Unione europea”.

Diritti che saranno rafforzati l’anno prossimo, quando Bulgaria e Romania entreranno nello spazio Schengen. Bruxelles però non può fare granché: la Francia non viola nessuna legge, perché al momento bulgari e romeni hanno l’obbligo di avere un permesso di lavoro e di residenza per poter restare più di tre mesi. Se non l’hanno, la Francia ha il diritto di espellerli e loro hanno il diritto di ritornare.

Si stima che i Rom siano fra i 12 e i 15 milioni in Europa. La maggior parte vive in Romania. Ma con l’allargamento dell’Unione europea, nel 2004 e nel 2007, molti sono partiti per andare a ingrossare le comunità già esistenti in Francia, Spagna o altrove.

Perché nei paesi d’origine la vita è davvero difficile. Esclusi dalle scuole, con un tasso di disoccupazione a volte vicino al 100 per cento, si è aggiunta la crisi economica che in Romania fa sì che diventino Rom anche i più poveri dei cittadini non Rom. In passato sono stati lanciati programmi per l’integrazione, ma non sono mai stati una priorità.

È così che due anni fa è stato convocato il primo summit europeo sui Rom. L’obiettivo era di combattere a livello nazionale e comunitario le discriminazioni e di migliorare le condizioni di vita di questa minoranza.

Obiettivo ben lontano dall’essere raggiunto.
Perché, al di là delle dichiarazioni di principio dei governanti, i Rom continuano a essere vittime di discriminazioni nella maggior parte dei paesi europei dove vivono o dove transitano. In Francia, i critici delle espulsioni accusano il governo di usarli come capri espiatori della sua politica di sicurezza.