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La polizia filippina ammette errori durante l'assedio

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La polizia filippina ammette errori durante l'assedio

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I parenti delle vittime piangono i loro cari, la polizia filippina fa mea culpa. Con una cerimonia nel centro di Manila monaci buddisti hanno pregato per le persone morte durante il drammatico assedio all’autobus di turisti di Hong Kong. Sul luogo della tragedia, le lacrime e la disperazione della madre e del padre di una guida turistica rimasta uccisa.

Le autorità filippine hanno ammesso errori gravi nella gestione del sequestro da parte di Rolando Mendoza, conclusosi, oltre che con la sua morte, anche con quella di 8 turisti cinesi. Le forze speciali non sarebbero state all’altezza di un simile compito. Anche le trattative, che in un primo momento avevano lasciato sperare in un epilogo senza spargimento di sangue, sarebbero state gestite in modo inadeguato.

Parlando alla presenza dei rappresentanti cinesi, il presidente delle Filippine Benigno Aquino III ha detto: “All’inizio ha lasciato libere alcune persone. Questo ci ha portato a credere che avrebbe optato per una soluzione pacifica. Sfortunatamente, non è andata così”. Fino ai momenti più difficili, inclusi i colpi esplosi all’interno dell’autobus, il sequestro – durato oltre 12 ore – è stato vissuto in diretta tv. E anche sul ruolo dei media cercherà di fare luce l’inchiesta aperta dalle autorità di Manila. Mendoza avrebbe infatti avuto accesso alla tv all’interno del mezzo, ricavando indicazioni sugli sviluppi dell’operazione volta a liberare gli ostaggi.