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All'ospedale di Manila, i sopravvissuti raccontano la tragedia

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All'ospedale di Manila, i sopravvissuti raccontano la tragedia

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Le immagini del momento in cui esce dall’autobus hanno fatto il giro del mondo. All’ospedale di Manila, ancora sotto shock, una donna sopravvissuta racconta la sua esperienza. Durante l’assedio, la signora Leung ha perso il marito: “Non aveva intenzione di ucciderci – racconta -, ma siccome le trattative sono fallite, ha iniziato a sparare con lo scopo di uccidere. Perché non sono riusciti a trovare un accordo sui soldi? Non capisco perché”.

Wang Zhuo Yao ha 15 anni. Nel sequestro ha perso entrambi i genitori. Lei è riuscita a salvarsi nascondendosi sotto un sedile dell’autobus:“Ci sono stati molti spari – spiega -. La polizia ha utilizzato gas lacrimogeni. Molte persone all’interno del bus non riuscivano a respirare”.

Nella casa di famiglia a Batangas, Leonardo Mendoza si è rivolto alle autorità delle Filippine affinché facciano luce su quanto accaduto. Il padre del sequestratore sostiene che al figlio non fosse stata data alcuna altra opzione, se non quella di un gesto clamoroso per chiedere il reintegro: “Chiediamo aiuto – dice -, specialmente al Presidente. Vorrei che tutti capissero perché mio figlio è arrivato a tanto… non è stato ascoltato dalla polizia delle Filippine”.

Rolando Mendoza, 55 anni, ex ispettore di polizia modello, in questo modo ha voluto chiedere il reintegro dopo un licenziamento – con l’accusa di estorsione – considerato ingiusto. Pluridecorato, era stato nominato nel 1986 tra i dieci migliori poliziotti del Paese.