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Medio oriente, il 2 settembre i negoziati a Washington

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Medio oriente, il 2 settembre i negoziati a Washington

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Se palestinesi e israeliani si riparleranno dopo venti mesi, il merito è di George Mitchell, il negoziatore americano, che li ha convinti all’appuntamento del due settembre a Washington.

Poi, negoziati diretti e senza condizioni per un anno, ha detto Hillary Clinton. Anche se Washintgon farà la sua parte: “Saremo partner molto attivi, anche se siamo coscienti che si tratta di negoziati bilaterali. È necessario e appropriato che da parte nostra si facciano proposte ponte”.

Sul tappeto, la questione dello status finale: le frontiere tra i due paesi, Gerusalemme, i profughi, gli insediamenti israeliani in terra palestinese.

“Israele accetta l’invito americano a negoziati di pace per un anno e senza condizioni. Il premier Netanyahu lo auspica da un anno e mezzo”.

Per parte sua, l’Autorità nazionale palestinese ha incassato l’ok dell’Olp alla ripresa delle trattative. Ma a una condizione: che cessi l’occupazione israeliana in terra palestinese: “È tempo che ciascuno onori i propri doveri e impegni. Ci auguriamo che il governo di Israele scelga la pace e non gli insediamenti, la riconciliazione e non il proseguimento dell’occupazione”.

La moratoria decisa da Netanyahu dieci mesi fa scade infatti a fine settembre.

E intanto Hammas, che governa di fatto la striscia di Gaza, ha già fatto sapere che a Washington non ci sarà.