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I primi 100 giorni del governo Cameron

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I primi 100 giorni del governo Cameron

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Cento giorni fa, David Cameron e Nick Clegg si conoscevano appena. Adesso affermano di aver fatto più loro in tre mesi che i laburisti in 13 anni. Il giudizio sull’operato del governo nel Regno Unito non è però unanime. Di certo c‘è che l’alleanza inedita fra conservatori e liberal-democratici sta reggendo, contro tutte le attese. A cementare la coalizione, la lotta al deficit pubblico. Fin dal primo giorno, l’obiettivo è stato chiaro: tagliare le spese per risanare completamente le finanze. I Lib-Dem hanno anche smesso di mettere in discussione l’obiettivo dei Tories di andare “più lontano e più in fretta” di quanto intendesse fare il Labour. Ma il difficile deve ancora arrivare, con le misure di austerità annunciate per l’autunno.

Il premier Cameron starebbe andando ancora più lontano di Margaret Thatcher, secondo alcuni. Il suo motto: meno Stato in tutti i campi, dai ministeri, all’istruzione, alla sanità. L’obiettivo è ridurre il deficit dall’11 per cento del pil al 2,1 entro il 2014-2015. Un risultato che ha però dei costi: si prevede la scomparsa di un milione e 300 mila posti di lavoro nel pubblico e nel privato, e ci sono forti probabilità di una crescita inferiore alle aspettative.

La popolazione per ora sembra incassare bene il colpo: secondo i sondaggi, più della metà dei britannici ritiene necessario il giro di vite.

Ma i sindacati hanno già annunciato una mobilitazione per ottobre in protesta contro le riduzioni di effettivi nel settore pubblico.
E sono convinti che all’autunno caldo parteciperanno anche gli elettori, dopo che gli effetti delle riforme si saranno fatti sentire, come spiega la sindacalista Nicola Smith: “Sembra ragionevole supporre che l’opinione pubblica comincerà a cambiare, una volta che i tagli alle spese cominceranno a colpire i servizi, e che le comunità e gli utenti apriranno gli occhi sui problemi provocati nei loro quartieri da quest’improvviso calo di fondi pubblici”.

Un’opinione pubblica che, toccata nelle tasche, è già in evoluzione: se, nelle intenzioni di voto, i conservatori reggono, i liberal-democratici hanno perso il 3 per cento dei consensi rispetto a un mese fa, a profitto dei laburisti.