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Il Pakistan non commuove i donatori

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Il Pakistan non commuove i donatori

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Peggio dello tsunami del 2004, del terremoto di Haiti e anche del sisma che ha scosso il Pakistan nel 2005. Eppure gli aiuti stentano ad arrivare. È nell’indifferenza della comunità internazionale che i pachistani stanno vivendo quella che è, secondo l’Onu, la più grave catastrofe naturale degli ultimi anni. Anche i risultati ottenuti dall’appello lanciato da Ban Ki Moon e dal presidente Zardari di ritorno dal suo tour europeo sono in realtà poca cosa.

Che il Pakistan commuova meno di Haiti, lo dicono le cifre.

L’Onu ha chiesto 460 milioni di dollari in aiuti d’emergenza. Finora ne è arrivato circa un terzo. Per Haiti, in meno di un mese, i donatori si erano impegnati per il 90 per cento dei fondi richiesti.

Ma il 2010 non è un anno difficile solo per il Pakistan. Le Nazioni Unite annaspano con solo la metà dei fondi richiesti. I paesi più penalizzati sono lo Yemen, l’Uganda, la Repubblica Centrafricana e il Guatemala.

Le ragioni sarebbero diverse. A partire proprio dal terremoto di Haiti che, con i suoi 225 mila morti e il suo milione abbondante di sfollati, ha concentrato su di sé a inizio anno la solidarietà internazionale, svuotando le casse dei donatori, già impoveriti dalla crisi economica.

E per il Pakistan, le dinamiche interne non aiutano. I fondi non hanno avuto difficoltà ad affluire nel 2005, dopo il terremoto. Ma più di 300 milioni di euro non sarebbero mai arrivati nelle casse delle autorità responsabili della ricostruzione.

Il governo, sotto accusa per la gestione di quella crisi come di questa, ha ammesso che il denaro dei donatori era stato usato male, e ha promesso trasparenza in questo frangente, attraverso la creazione di un dipartimento speciale per la gestione dei fondi e di un sito internet accessibile a chiunque.

Ma la fiducia non si costruisce da un giorno all’altro. La popolazione continua ad accusare le autorità di non fare abbastanza, e punta il dito contro la diffusa corruzione. I 30 mila soldati dispiegati per soccorrere gli alluvionati non sono bastati per convincere i pachistani. Che preferiscono fare donazioni ad altre realtà, incluse le organizzazioni in odore di terrorismo, ben più presenti ed efficienti sul terreno. Organizzazioni che hanno il merito di tappare le falle lasciate dal governo, alimentando però al tempo stesso un’immagine del paese che non contribuisce certo a rassicurare e invogliare i donatori occidentali.