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Kursk, storia di segreti e omissioni

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Kursk, storia di segreti e omissioni

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Era l’orgoglio della flotta russa del nord, un lanciamissili con armamenti nucleari e 118 uomini a bordo. Quella dell’affondamento del Kursk è una storia fitta di misteri, confusa dalle omissioni con cui il Cremlino tentò di censurare la vicenda.

Dapprima l’incidente non è nemmeno comunicato: da Severomorsk, lo stato maggiore della flotta del nord tenta per due giorni di localizzare il sottomarino, inabissato a cento metri di profondità nel mare di Barents.

La notiza viene data solo il 14 agosto. I vertici russi si affrettano a smentire il pericolo di un’esplosione radioattiva e rifiutano ogni aiuto straniero, minimizzando le difficoltà di salvare l’equipaggio.

Dopo giorni di inutili tentativi, sono però costretti ad accettare l’aiuto dei sommozzatori norvegesi, che impiegano soltanto un paio d’ore per arrivare al Kursk.

Tra la popolazione russa inizia a montare l’indignazione: se l’intervento straniero fosse stato autorizzato prima, quando le riserve di ossigeno a bordo non erano ancora esaurite, forse la vicenda avrebbe avuto un esito meno tragico.

Quando il presidente Putin riconosce che per l’equipaggio non c‘è più nulla da fare, sono passati dieci giorni dall’affondamento. Il suo tono dimesso è quasi un’ammissione dell’incapacità con cui è stata gestita l’emergenza.

Anche sulle cause del disastro non c‘è una verità accertata, nemmeno quando vengono recuperati i resti del sottomarino e del suo equipaggio.

La versione diffusa sulle prime dai russi, quella di una collisione con un altro sottomarino, è la più improbabile. Si pensa invece che a bordo del Kursk si siano verificate due esplosioni, dovute a una fuoriuscita di materiale combustibile.

Misteri che non saranno mai chiariti, in quello che resta il più grave incidente della storia navale russa.