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Russia, brucia la foresta radioattiva

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Russia, brucia la foresta radioattiva

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Quattromila ettari di foresta resa radioattiva dalla catastrofe di Cernobyl, stanno bruciando in Russia. E il timore delle autorità è che con i fumi e le ceneri si possano diffondere nell’atmosfera anche elementi pericolosi per la salute.
 
Le carte degli incendi e quelle dell’inquinamento radioattivo sono quasi perfettamente sovrapponibili. In particolare nelle zone di frontiera con Ucraina e Bielorussia, ma anche attorno a Mosca e nella regione di Briansk.
 
Oltre ai vigili del fuoco e all’esercito, sul terreno si vedono soprattutto i volontari, come questo abitante di Sidelnikovo: “Pattugliamo i dintorni, spegniamo i fuochi che vediamo. Ma tra gli alberi è impossibile. Ci sono molti focolai che non riusciamo a spegnere”.
 
Mentre le alte temperature non danno tregua, la superficie totale degli incendi è ridotta della metà, dall’inizio della crisi, passando da 174.000 a 92.000 ettari questa settimana.
 
Il presidente Medvedv e il primo ministro Putin scaricano le responsabilità dei ritardi e degli scarsi mezzi a disposizione dei soccorritori sui vertici locali. Ma nei villaggi è nei confronti dello stato che ci si lamenta.
 
Come fa la leader del villaggio di Petrushino, che denuncia la mancanza di pompe antincendio: “Non ci bastano, le abbiamo chieste a chiunque, ma non ce le hanno mandate”.
 
Sola buona notizia è quella che riguarda gli abitanti della capitale. Un leggero vento e qualche goccia di pioggia hanno rinfrescato l’atmosfera, liberandola dai fumi che per giorni hanno reso l’aria irrespirabile.