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Kagame, ombre autoritarie dietro boom economico

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Kagame, ombre autoritarie dietro boom economico

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Agli occhi dei suoi sostenitori, Paul Kagame è un leader lungimirante. I detrattori lo accusano invece di aver creato un regime, mettendo a tacere stampa e opposizione.

Entrambi concordano che la sua ascesa inizia nel 1994 quando, alla testa del Fronte patriottico ruandese, mette fine al genocidio dell’etnia Tutsi da parte della maggioranza Hutu.

Altro punto non controverso, è lo sviluppo economico del paese nei dieci anni di presidenza Kagame: una crescita sostenuta da servizi, nuove tecnologie e modernizzazione delle tecniche agricole, che si accompagna a una serie di riforme per facilitare l’accesso al credito da parte delle imprese.

La stabilità politica del Ruanda attira i capitali stranieri: gli investimenti diretti sono passati da 32 milioni di dollari nel 2003 a 540 milioni nel 2009.

Ma il quadro non è privo di ombre: gli oppositori denunciano la mano repressiva e autoritaria di Kagame, a cui riconducono la responsabilità degli omicidi di un avversario politico del presidente e di un giornalista investigativo, avvenuti nelle ultime settimane.

Accuse smentite dallo stesso Kagame, anche di fronte alla stampa internazionale: “Dovete smettere di insinuare che qui in Ruanda ci sia una crisi di democrazia. È una mia responsabilità assicurare che i cittadini del Ruanda decidano per sé stessi, senza interferenze da parte di nessuno, dal Belgio o da altrove. Decidete per voi e noi decidiamo per noi”.

Il riferimento al Belgio non è casuale. È qui che si sono traferiti alcuni membri dell’opposizione ruandese, come l’ex premier Faustin Twagiramungu: “L’Occidente sa di questa dittatura, sa che Kagame ha completato il sedicesimo anno al potere. Sa che uccide, che mette in prigione, anche l’ex presidente Bizimungu. Ci sbatte fuori. E continua a uccidere anche oggi. E nessuno apre la bocca”.

Se Paul Kagame mantiene un forte consenso in Ruanda, le critiche si fanno sentire all’estero: ad esempio davanti all’ambasciata ruandese di Bruxelles, dove le proteste avvengono ogni fine settimana.